Il dimenticatoio della politica è quel pozzo senza fondo in cui finiscono le promesse non mantenute, i proclami, gli annunci, le date di ultimazione di lavori mai terminati. Un pozzo nero in cui tra le mille supercazzole, come se fosse antani, ci finiscono anche le aspettative, i sogni di intere popolazioni, ma anche persone in carne ed ossa. Uomini e donne finiti in disgrazia per l’incapacità della politica di parlare chiaro e senza fronzoli, di dire la verità senza prendere tempo, addossando le colpe alla burocrazia, che proprio la politica ha reso ciò che è.

Nel dimenticatoio è finito Mario Cardinale, 55 anni, barese. Da molto tempo dorme in macchina, vive di espedienti, con la speranza di un lavoro che non ha mai più avuto nonostante dichiarazioni pubbliche e qualche promessa a mezzo stampa (le più pericolose). Tutto tace, tranne il cuore della gente. In rete ci sono appelli, fatti anche a chi Mario se l’è dimenticato nel pozzo nero, credendo che il tempo aggiustasse le cose, ma non sempre il tempo è galantuomo. Qualcosa succederà, qualcuno lo aiuterà.

Mario se n’è andato a Bologna ma, a quanto pare, la sua situazione è persino peggiorata. Se dovessimo scrivere solo dei dimenticati dalla politica riempiremmo i nostri giornali. È triste, cinico, ma siamo costretti a selezionare disperazioni, povertà, richieste. Mario era amico di tutti, lo salutavano politici e amministratori, gli stringevano la mano e gli davano pacche sulle spalle. Era stimato per il suo lavoro.

Nel 2004, da volontario, faceva il sostituto del vice custode in un assessorato comunale. Storia vera. A raccontarlo, in risposta all’appello di Elio Di Summa, è l’ex assessore alle Culture del Comune di Bari Nicola Laforgia, che racconta:

«Era stato un arbitro dei mitici campionati universitari del Di Cagno ed era conosciuto da tanti. Come me, era stato candidato, ma alla Circoscrizione, nella Lista Emiliano. Dopo qualche tempo, cominciò a lavorare come custode dell’assessorato con la Multiservizi (dal gennaio 2005 fino a tutto il 2009) e poi alla Fondazione, come custode del teatro Piccinni (da gennaio a giugno 2010). Poi un giorno, proprio a giugno 2010, il sottoscritto prese posizione pubblica contro la gestione della Fondazione Petruzzelli da parte dell’ex-sindaco Emiliano. Fui accusato da lui di essere un ipocrita, perché (furono sue parole, in occasione dell’udienza dal giudice di pace, ci sono testimoni oculari) avevo raccomandato proprio Mario e quindi ero come tutti gli altri, che pubblicamente fanno i santi e, in privato, coltivano clientele. Io non l’ho mai fatto e querelai l’ex-sindaco, che mi chiese pubblicamente scusa, riconoscendo che MAI il sottoscritto aveva perorato l’assunzione di qualcuno. Sono fatti, documentati.

Da allora, però, Mario non è stato più chiamato a lavorare. Eppure il sindaco Emiliano aveva fornito rassicurazioni sul fatto che il personale del Piccinni (chiuso poi per lavori che dovevano durare 2 anni e mezzo…) sarebbe stato reimpiegato senza perdere il proprio posto di lavoro (Repubblica 3-3-2010). Il mio carissimo amico Mario, che aveva lavorato per quattro anni con me, con impegno e dedizione, non aveva più titolo per incarichi a tempo determinato. E dal 2010, ha vissuto prima con la pensione della madre, successivamente scomparsa, poi con l’aiuto di tanti amici ‘storici’. Ma senza lavoro, tutto è’ diventato più difficile. Ora certo proviamo ad aiutarlo a rialzarsi di nuovo, ma mi chiedo, e chiedo, cosa e’ successo nel 2010? Qualcuno dovrebbe provare a rispondere».

È vero dottore, qualcuno dovrebbe dire a Mario e a tutti i cittadini baresi cosa è successo nel 2010 e cosa succederà ora. Le elezioni regionali si avvicinano, ma il tempo delle supercazzole deve finire.

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