Petruzzelli

il 27 ottobre del 1991 la storia di Bari e di tutta la cultura italiana mutò per sempre. E dopo 23 anni non sappiamo ancora chi e perché decise questa violenta cesura storico-antropologica. Quattro lustri di processi, indagini, condanne, appelli, ricorsi e assoluzioni non hanno mai stabilito i mandanti e il movente dell’incendio, indubitabilmente doloso. Anche perché a pagare sono state solo due persone, gli esecutori materiali dalle bocche dei quali non è mai uscita una sola notizia utile a ricostruire la “catena di comando” che portò a un esito tanto disastroso.

In realtà quel rogo non si è mai spento. Dalla sua faticosissima e costosissima (molto più di quanto inizialmente stabilito) ricostruzione alla sventurata vicenda di un esproprio talmente mal fatto da essere dichiarato nullo dalla Corte Costituzionale, alla sua gestione nell’ambito della Fondazione Lirica (che comprende i “Teatri di Bari” attualmente o chiusi o usati come spazio per mostre o ancora inagibili o in restauro o semplicemente inesistenti nei fatti, come il Kursaal Santa Lucia, quindi è una Fondazione senza fondamenti), al Commissariamento governativo per presunta mala gestio, affidata a chi sta attualmente distruggendo anche il Teatro dell’Opera di Roma, dopo aver lasciato il Petruzzelli in condizioni peggiori rispetto a quelle trovate; insomma tutto è parte dello sventurato mosaico della cultura a Bari, in Puglia, in Italia.

Una morsa d’acciaio fatta di politici avventuristi e sicofanti, preoccupati più di piazzare i propri protetti e protette che di far vivere davvero il Teatro e il suo magico indotto: ecco come è stato distrutto il Petruzzelli. Riaperto forse troppo in fretta nel 2009, ha subito una vera lotta di boiardi di stato avidi di gestirlo o di farlo gestire da sicari di fiducia. Ed è ancora tutta da scrivere la storia degli appalti per la sua ricostruzione, dei costi che lievitano, delle persone che lo hanno gestito mentre era ancora un rudere, della lotta senza quartiere fatta per sottrarlo alla proprietà privata solo per poterne sfruttare meglio le immense potenzialità come luogo di produzione e fruizione culturale.

Responsabilità pesantissime che si dividono equamente fra una classe politica impresentabile, uno strato di boiardi sempre nel guado fra interessi privati e atti pubblici, imprenditori incapaci di cogliere le opportunità date dalla Cultura (ad eccezione di un solo imprenditore barese, Domenico Di Paola, che investì settecentomila euro nella Fondazione Petruzzelli, salvo poi a uscirsene stritolato dalle logiche allucinanti della “politica” di Comune, Provincia di Bari e Regione Puglia), un pubblico generalmente distratto e ignorante cui poco interessa di essere, come città, agli ultimi posti delle classifiche sulla qualità della vita, su cui ovviamente la Cultura (o la mancanza di cultura) incide e come.

Nell’anniversario della sua distruzione, il Petruzzelli si trova di nuovo sull’orlo di una crisi che potrebbe essere definitiva. Una crisi che ha molte madri e molti padri. E alcuni di questi sventurati e irresponsabili e impuniti genitori si ritroveranno il 30 Ottobre dentro uno dei ruderi irrisolti di questa sventurata città, il Margherita per parlare, udite udite, delle “fabbriche della creatività”. Ci saranno quasi tutti i protagonisti della sciagurata storia del Petruzzelli: autentici distruttori vandalici di ogni idea di cultura condivisa e produttiva. Non sappiamo se augurare loro il deserto in sala o un pubblico vasto e incarognito, che sappia porre loro le domande giuste, pretendendo giuste risposte.

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