Caro dottor Di Bello,

questa volta la richiesta, netta e senza fronzoli gliela facciamo noi: si dimetta. I commenti in difesa del suo operato letti sotto l’articolo pubblicato ieri, ci avevano fatto ben sperare. Finalmente un medico capace, competente del settore dell’emergenza-urgenza, pronto a prendersi le responsabilità delle azioni senza senso e pericolose compiute dai suoi sottoposti, alcuni dei quali abusivi. L’invito a ripensare alle dimissioni arrivato da medici, infermieri e soccorrittori, ci avevano quasi convinto che il 118 barese avrebbe potuto finalmente essere riorganizzato al meglio. Poi, però, l’abbiamo chiamata per chiederle se fosse riuscito a scoprire perché, per l’ennesima volta, sulle ambulanze del 118 fossero finiti infermieri senza le conoscenze necessarie a svolgere il proprio lavoro: salvare vite umane.

Avevano persino fatto passare in secondo piano, considerandola una svista, la volontà di far guidare le 13 automediche abbandonate a Triggiano da medici e infermieri, o peggio ancora da altre figure professionali convertite ad autisti. In quella parte di telefonata pubblicata ieri, in cui annuncia le sue dimissioni, caro dottor Di Bello, abbiamo scelto, alla luce degli apprezzamenti raccolti, di non pubblicare la parte in cui afferma di non sapere cosa sia successo perché lei era ad Altamura; che non si possono controllare 58 postazioni; cha avrebbe dovuto informarsi sul perché il 20 ottobre alcuni infermieri senza esperienza e competenza, fossero stati assunti.

Vorrei precisare che la nostra non è una battaglia personale contro chuinque provi a rimettere in sesto il 118; tantomeno è una mia personale battaglia. Questa vicenda, senza avere alcun interesse, mi ha tolto molto: sonno, serenità, amici. A differenza di ciò che crede, siamo giornalisti seri e colgo questa occasione per chiederle un appuntamento formale, come fanno i giornalisti seri. Sarà uno dei tanti che confonde la serietà con il servilismo. Il contesto dal quale abbiamo – secondo lei – estrapolato le sue dichiarazioni, resta quello di un sistema dell’emergenza-urgenza allo sfascio.

Pensavamo che, a differenza di chi l’ha preceduta, desse seguito in qualche modo alle dichiarazioni (ha ribadito più volte che a questo punto vado a dimettermi oggi stesso). Dare seguito per noi non sarebbe significato non necessariamente dimettersi, ma riferire i fatti, punire chi si è permesso di prendere una decisione così pericolosa, anche in questo caso ricalcando le orme di chi l’ha preceduta.  “Noi – ci ha detto al telefono – cerchiamo di fare i medici al nostro meglio, così come voi dovreste fare i giornalisti in maniera seria e professionale, non dando le notizie false”.

Quale delle cose dette nel servizio sono false? Se vuole possiamo pubblicare la versione integrale delle telefonate (deve solo chiedercelo), in modo da non essere accusati di manipolare le notizie. Il nostro scrupolo ci ha sempre tutelato. Certo, in alcuni casi – sa, dopo due anni e centinaia di pezzi – abbiamo preso degli scivoloni. Non è questo il caso. Le faccio leggere il commento di un medico-sindacalista del 118, neppure questo manipolato, proprio come le sue dichiarazioni:

Non smette di sorprenderci che si maneggi con tanta impudenza la Sanità pubblica. Il 118 barese, un feudo di subcomandanti in cui se essere coerenti è un fallimento, ebbene l’incoerenza è la strada per il successo, la via al potere. Direzioni meticce avvezze all’improvvisazione, alla delega di insaziabili panciuti e soubrette da avanspettacolo, alla deresponsabilizzazione, all’autocelebrazione figlia di diarree verbali e stipsi mentali. Imprudenza, negligenza, imperizia? Ma no, quelle assieme al rischio Ebola, alle ambulanze vecchie e scassate, agli sprechi delle vigilanze armate a vecchi presidi già saccheggiati o delle assicurazioni di automediche ferme, a postazioni fuori norma, a prontuari e presidi da boyscout, a scriteriati riordini…, si affibbiano ai 118isti veri, a quelli di strada. Di quanto altro tempo avremo bisogno per incontrare chi non ci guardi dall’alto, né dal basso, ma di fronte, che ci guardi con uno sguardo di collaborazione, di considerazione e immedesimazione? Qui si avvicendano nuovi feudatari che presto imparano l’arte della minaccia delle dimissioni. Qualcuno diceva – le dimissioni si rassegnano, non si annunciano! Chissà se un giorno costoro comprenderanno che, in fondo, non se ne va chi non c’è mai stato esattamente come non muore chi non ha mai vissuto.

Siamo stati meno incisivi del suo collega nel pezzo che ha contestato. Ciò che non si può contestare è l’evidenza. Un “Sono in affiancamento, ma mi faccia chiedere e mi richiami fra 15 minuti” vale esattamente come una scelta sbagliata. Significa non aver vigilato, non avere la situazione sotto controllo, lasciare che i suoi sottoposti, anche quelli abusivi, si autoassegnino cariche. È per tutto questo che le rinnoviamo l’iniziale richiesta: si dimetta. Al 118 serve un coordinatore a pieno titolo, non ad interim; serve un coordinatore che non dica “Ma si rende conto, come si possono controllare 58 postazioni?” Si devono controllare, altrimenti assisteremo al solito, triste, teatrino, in cui ad avere la peggio saranno gli operatori e gli utenti.

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