Società liquida, l’espressione tuttofare resa popolarissima da Zygmunt Bauman, significa sostanzialmente che nulla più è scritto sulla pietra e tutto può cambiare, allungarsi o accorciarsi, allargarsi o restringersi, proprio come fa un liquido che prende la forma del recipiente in cui è contenuto.

Lo Statuto dei Lavoratori, conosciuta anche come legge 300/70, è stata scritta e promulgata nel periodo di massima maturazione del sindacato italiano, come espressione non solo di associazionismo a protezione di precise categorie di cittadini, ma anche come scuola politica e di pensiero, in grado di elaborare modelli alternativi di società.

Non fu un caso se, per esempio, il terrorismo brigatista, colpì duro anche il sindacato e, nel 1983, lo stesso Gino Giugni, che è considerato a buon diritto il padre dello Statuto. Giugni fu “solo” gambizzato, mentre altri accademici e specialisti di economia e diritto come Tarantelli o Biagi, furono brutalmente uccisi.

Fra le tante norme che compongono lo Statuto, visto al suo sorgere come naturale integrazione del Codice Civile per regolamentare esclusivamente i rapporti di lavoro, due sono quelle che sicuramente lo caratterizzano: l’art.28, che reprime le attività antisindacali dei datori di lavoro e, appunto, l’art. 18, che una volta imponeva il reintegro puro e semplice per chi fosse stato licenziato senza giusta causa e che dopo la riforma Fornero,  propone in alternativa al reintegro anche l’indennizzo del lavoratore.

L’art. 28 si è, come dire, sterilizzato da solo: basti pensare alla FIOM espulsa dalla Fiat e alla frammentazione dei cosiddetti COBAS che ha di fatto disperso e frammentato l’esperienza sindacale italiana della storica triplice CGIL, CISL e UIL in una miriade di sigle “autonome”, a significare lo iato semprepiù largo fra i sindacati e i partiti di riferimento, PCI, DCI e PSI.

Ma per l’art. 18, di natura più privatistica, l’opera di demolizione è più complessa, anche perché confusamente ciò che resta della sinistra storica italiana, vi si è arroccata attorno, quale fosse l’ultimo baluardo a giustificare la propria esistenza. Ora, il Presidente del Consiglio che sappiamo essere sorvegliatissimo dall’Europa e dalle grandi centrali finanziarie internazionali, deve smantellare quest’ultimo totem di un’Italia ormai scomparsa.

Nell’epoca liquida, anche i diritti sono liquidi e mobili e  la scusa di Renzi è notevole: visto che la tutela dei lavoratori è disuguale, in un paese dove la giustizia del lavoro è da decenni al collasso, abroghiamo la fonte di questa disuguaglianza. Chissà quando toccherà all’art. 1 della Costituzione, sia pur blindatissimo dalla costituzione stessa. Perchè la storia fondante di quello Statuto e di quegli articoli è tutta lì. Almeno per ora.

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