Abbiamo ricevuto tanti complimenti. In tanti ci stanno dicendo di essersi “spanciati”, “ammazzati”  dalle risate. Ci siamo divertiti molto anche noi quando ci siamo ritrovati davanti, pardon, in alto, la poltrona.

Pare – a sentire gli inquilini dello stabile in via Lupo Protospata – che quel balcone appartenga all’appartamento di  una famiglia con “una situazione complicata alle spalle”. Una famiglia seguita dai servizi Sociali del Comune? Lo accerteremo. Vi racconteremo ciò che si nasconde dietro quel gesto. Per quanto possibile ci proveremo.

Perché qualcuno decide di lanciare una poltrona dal balcone. Rabbia, pazzia, malattia? Non lo sappiamo, ma certamente sappiamo di quanto siano preoccupati gli inquilini e una parte della gente del quartiere. Hanno fatto – come ci hanno scritto – “una figuraccia”.

Io, personalmente, sono più preoccupato della loro preoccupazione. Sì, perché se ancora quella famiglia lancia poltrone dal balcone vuol dire che non è stato fatto ancora abbastanza. E se fosse questa la vera figuraccia?

Facciamo tutti qualcosa per quella famiglia. Pensate che, quando ho citofonato, nessuno aveva nemmeno chiamato i Vigili del Fuoco. “Non so, dall quarto, dal quinto, dall’ultimo piano”; “Non mi sono accorto di nulla”; “Come posso essere stato io”.  Il problema di questo Paese, della nostra città, è il nascondersi dietro un nick; è il denunciare e tirare indietro la mano subito dopo aver lanciato la pietra.

Noi non vogliamo più farlo. E se per risolvere un problema dovremo metterci la faccia o sorridere di situazioni in realtà diverse da ciò che appaiono, lo faremo.

Noi non ci sentiamo giornalisti veri e siamo a disposizione, sempre, di chiunque voglia segnalarci qualcosa su cui sorridere, situazioni da approfondire, malefatte da svelare.

Noi lanciamo  la pietra, ma subito dopo invitiamo chiunque a vedere l’effetto che fa!

13.01.2013

Antonio Loconte

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