“Ciò che accadeva nell’esercizio commerciale Max Cina era da molto tempo noto a tutti nel silenzio assordante delle istituzioni e l’inerzia dell’Ispettorato del Lavoro che solo dopo le inchieste giornalistiche si è attivato”. Il segretario confederale della Cisal Puglia, Pietro Venneri, rincara la dose riguardo lo sfruttamento del lavoro nel negozio Max Cina. Lo fa con un comunicato, anche a firma del Segretario Regionale CISAL Antonio Cassano e della Presidente della Commissione Pari Opportunità Regione Puglia Patrizia Del Giudice, nel quale sottolinea che la realtà trovata a Max Cina è uguale a tanti altri negozi.

“Il nostro augurio – scrive Venneri – è che l’accertamento sia il primo di una lunga serie di ispezioni presso gli esercizi commerciali gestiti da imprenditori di nazionalità cinese, ai quali sembra sia concesso di fatto un benestare alla violazione di regole e leggi nell’adempimento dei rapporti di lavoro, che viceversa agli altri non viene in alcun modo garantita”.

“Si tratta di esercizi commerciali, che, confidando anche sullo stato di bisogno di tanti disoccupati, conseguono notevoli profitti, lucrando sulla pelle dei dipendenti ed, in particolare, di lavoratrici, che, come purtroppo è ben noto, sono il più facile bersaglio di illecite violazioni sul piano del lavoro. Ciò che davvero sgomenta – continua nel comunicato – è che gli autori di tali condotte ritengano del tutto naturale e lecito il loro comportamento, lasciando presumere che lo sfruttamento del dipendente sia per assurdo il frutto di una cultura imprenditoriale, più che l’obbiettivo di un’azione criminale”.

“Si rende davvero necessaria e non più procrastinabile una task force, che si attivi per l’immediata individuazione di tali diffuse ed evidenti realtà imprenditoriali illecite, non solo a tutela dei diritti dei loro lavoratori, ma anche a tutela di tutti gli altri dipendenti degli altri esercizi commerciali, che purtroppo subiscono tutti i giorni indirettamente gli effetti negativi di un’imprenditorialità senza scrupoli e senza regole. Infatti non è un mistero che tanti grossisti della zona sono stati costretti a cessare ogni attività, licenziando tutti i loro dipendenti, proprio perché schiacciati dalla concorrenza sleale di chi con comportamenti illeciti riesce a minimizzare il costo del lavoro dipendente. Ed il depauperamento del tessuto economico è sotto gli occhi di tutti. Confidiamo – conclude il comunicato – in un immediato intervento, non solo dell’Ispettorato del Lavoro, ma anche dei rappresentanti politici ed amministrativi destinatari della presente, alla cui nota sensibilità, morale e giuridica, non sfuggirà di certo la gravità della situazione”.

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