Nella giornata di ieri la Corte d’Assise di Foggia, presieduta dal dr. Antonio Civita, accogliendo in toto la richiesta formulata in aula dal Pubblico Ministero della DDA di Bari, Giuseppe Gatti, ha condannato alla pena detentiva di anni 5, Mohy Eldin Mostafa Omer Abdel Rahman, 60 anni, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Rossano Calabro, il “maestro” di religione islamica, imputato di aver aderito all’associazione terroristica ISIS/DAESH nonché di apologia di reato.

Il predetto, presidente dell’associazione islamica “AL DAWA” di Foggia, era stato tratto in arresto nel marzo del 2018, in seguito ad indagini svolte dalla Sezione antiterrorismo della Digos della Questura di Bari, in esecuzione dell’Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Bari per i reati di cui agli artt. 270 bis e 414, 3° e 4° comma del Codice Penale.

L’inchiesta, – condotta dai magistrati della DDA di Bari Giuseppe Gatti e Lidia Giorgio, coordinati dal Procuratore Aggiunto, Francesco Giannella, – era stata avviata nel 2017 in seguito all’arresto, eseguito dalla Digos di Bari, del terrorista ceceno Eli Bombataliev, componente dell’associazione terroristica “Emirato del Caucaso”, affiliata all’Isis. Quest’ultimo, condannato a 5 anni di reclusione sia in primo grado che in appello, era stato a lungo ospitato nei locali della moschea di Foggia.

Tra le svariate prove a carico dell’imputato di origini egiziane – secondo la tesi dell’accusa, accolta dal collegio giudicante – determinanti anche le intercettazioni ambientali eseguite nel luogo di culto islamico foggiano di via Zara da cui era emerso che, nel febbraio 2018, Abdel Rahman, durante lezioni di religione islamica tenute a bambini, aveva elogiato la jihad contro i “miscredenti”, categoria in cui vanno inclusi cristiani, ebrei, atei e falsi musulmani (sciiti).

Agli atti del fascicolo di indagine anche numerosi video con scene di uomini sgozzati da bambini, minori che si addestrano all’uso delle armi e altri documenti, compreso il giuramento di fedeltà allo Stato Islamico ed al “califfo” Abu Bakr al Baghdadi.

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