L’inchiesta che da mesi sta rimestando nel fango della Procura di Trani, dopo gli arresti dell’ex gip Michele Nardi e dell’ex pm Antonio Savasta, tocca anche uno studio legale di Bari. A tirarlo dentro è lo stesso Flavio D’Introno, l’imprenditore di Corato che con i suoi racconti ha scoperchiato il vaso di Pandora e portato all’arresto, finora, di Nardi, Savasta, del poliziotto Vincenzo Di Chiaro, e delle indagini a carico dell’ex pm tranese Luigi Sciamè, oggi in servizio a Salerno, indagato per corruzione in atti giudiziari.

Ai magistrati che stanno indagando, D’Introno ha parlato di un lodo arbitrale, siglato in uno studio legale del Capoluogo, per cui Nardi gli avrebbe chiesto di procurarsi una marca da bollo molto datata, la più vecchia possibile che fosse riuscito a trovare. La marca, del 2010, sarebbe stata apposta sul contratto davanti ai legali baresi, al momento non è dato sapere se con la loro complicità o meno. L’atto, che potrebbe essere falso, è stato sequestrato dalla procura di Lecce, da dove tutta l’indagine è partita.

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