Cancelli chiusi anche per gli amici. Non vogliono pubblicità, non vogliono estranei, non vogliono curiosi, non vogliono la stampa. Scelgono l’oblio i parenti di Antonio Stano, morto a Manduria dopo essere stato vessato da una baby gang.

Nessuno sapeva niente, o chi sapeva ignorava il rischio o stava zitto; la morte di Antonio è assurda. Aveva paura di quei continui attacchi perpetrati nonostante qualcuno sapesse tanto che si era chiuso in casa.

All’oasi Santa Maria di Manduria la gente resta fuori. Per i parenti è il momento del lutto e poi della riflessione. Spuntano gli amici che pregano al cancello, spunta chi ha pietà della sua storia e vuole pregare, spunta chi lo conosceva e non si frequentava.

Le persone, davanti alla stampa, spuntano come funghi. Intanto l’indagine è in corso. Gli accusati sono liberi, saranno i giudici a decidere se l’ulcera che ha provocato il decesso di Stano sia dovuta alle vessazioni o un’anamnesi pregressa. Intanto le critiche cominciano a farsi sentire.

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