Il tredici al totocalcio si trasforma in un incubo giudiziario lungo 38 anni, con 50 procedimenti penali e civili a Bari, Roma, Potenza, Taranto e Perugia, un paio di assoluzioni, sentenze favorevoli di vario genere, anche in Cassazione.

La storia è quella di Martino Scialpi, il pugliese che il primo novembre del 1981 fece 13 al Totocalcio, scoprendo il martedì successivo che della sua vincita non c’era alcuna traccia. Il signor Scialpi all’epoca era un 29enne, adesso di anni ne ha 67.

In tutto questo tempo ha perso la sua famiglia e speso circa un milione di euro nel tentativo di riscuotere il miliardo della vincita, che una perizia giurata ha rivalutato in 10 milioni di euro. Il Coni non ha nessuna intenzione di chiudere la faccenda, ma adesso potrebbe essere arrivato il colpo di scena. In un procedimento in corso al Tribunale di Bari, il Gip ha rimandato le carte al Pm, perché nelle indagini sono emersi elementi nuovi, meritevoli di altre indagini.

“La verità – tuona Scialpi – è che io e i magistrati siamo stati truffati. Il Coni ha detto che non esiste la documentazione probante dell’epoca, che è andata distrutta”. Un fatto eclatante che potrebbe consentire di riscrivere il finale della lotta tra Davide e il Golia di un sistema che finora non ha mai ceduto.

“Chiederemo la riapertura di tutti i procedimenti civili e penali – tuona il vincitore sfortunato – ed eventualmente anche l’arresto delle persone coinvolte”. Intanto il prossimo primo marzo a Roma è di scena l’udienza del processo che vede alla sbarra 25 imputati. Il reato contestato è l’abuso d’ufficio. “Spero che qualcuno si metta la mano sulla coscienza – continua Martino Scialpi – da 38 anni cerco giustizia e forse è arrivato il momento di passare all’incasso”.

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