Milioni di euro, orologi pregiati e pietre preziose. Grazie a queste tangenti i giudici Antonio Savasta e Michele Nardi aggiustavano processi e indagini. Le accuse hanno permesso ieri l’arresto dei due magistrati e di un ispettore di Polizia, Vincenzo Di Chiaro, in servizio presso il commissariato di Corato.

Le indagini della Procura di Lecce sono state arricchite anche da un fascicolo inviato dalla Procura di Firenze da cui sarebbero emersi altri episodi corruttivi. Tra le inchieste “sistemate” c’è anche quella a carico del re degli outlet Luigi Dagostino, imprenditore barlettano d’origine ma fiorentino d’adozione, che per un periodo è stato socio di Laura Bovoli e Tiziano Renzi, genitori dell’ex premier del PD. Dal fascicolo è emerso che l’ex pm Savasta avrebbe omesso di svolgere i dovuti approfondimenti investigativi nei confronti di D’Agostino, ottenendo denaro e altre utilità.

Infatti, oltre al coinvolgimento del re degli outlet Luigi Dagostino spunta anche il nome dell’ex sottosegretario alla Presidenza e ministro dello Sport, Luca Lotti. Secondo la Procura di Lecce, per far ottenere un incarico a Roma al magistrato Savasta, all’epoca dei fatti sottoposto a diversi procedimenti penali e alla richiesta di trasferimento d’ufficio, l’imprenditore fiorentino Luigi D’Agostino procurò a Savasta un incontro a Palazzo Chigi, con l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e fedelissimo di Renzi, Luca Lotti. Questo incontro a Palazzo Chigi, che Savasta sollecitò a D’Agostino tramite l’avvocato Ruggiero Sfrecola, avvenne il 17 giugno 2015.

Le mazzette quantificate dalla Procura di Lecce ammontano a diversi milioni di euro, versate tramite consegne di denaro ma anche regali, orologi e pietre preziose, e svelano l’esistenza di un sistema in cui i magistrati piegavano l’uso della giustizia ai loro fini personali e in cambio chiedevano una corsia preferenziale per avvicinarsi a Palazzo Chigi e al Csm.

La Procura di Lecce ha anche chiesto e ottenuto il sequestro di beni e conti corrente per un valore proporzionale a quello della corruzione. Nello specifico sono 489mila euro per Savasta; 672mila per Nardi, al quale sono stati sequestrati anche diamanti e un Daytona Rolex d’oro; 436mila per Di Chiaro. Per gli avvocati finiti nel vortice delle indagini, Simona Cuomo e Ruggero Sfrecola, la Procura ha sequestrato corrispettivamente 463mila e 53mila euro. Stessa cifra anche per l’imprenditore Dagostino.

Di fondamentale importanza per le indagini la collaborazione dell’imprenditore Flavio d’Introno che a ottobre del 2018 ha deciso di raccontare il giro di tangenti dei due giudici. L’imprenditore ha ricostruito la tela dei rapporti con i due magistrati dicendo di aver consegnato circa 300mila euro in contanti a Savasta e un milione e mezzo di euro più altri regali preziosi a Nardi.

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