I lavoratori della grande distribuzione commerciale si sono dati appuntamento questa mattina a Lecce, in piazza dei Partigiani, per uno sciopero mirato a “contrastare l’attacco di Federdistribuzione alla dignità e ai diritti dei lavoratori”. Quattro i punti cardine della manifestazione regionale indetta dalle segreterie di Cgil Filcams, Cisl Fisascat e Uiltucs: contratto di lavoro, diritti dei lavoratori, salario dignitoso e condizioni di lavoro sostenibili.

Importanti i numeri relativi alla manifestazione. Alcuni dei punti vendita più rappresentativi nell’ambito del negoziato hanno visto massicce percentuali di adesione allo sciopero: 70% Ikea, punte tra l’80 e 90% Coin e Oviesse, poco meno del 40% Auchan. Nel caso in cui l’associazione datoriale non dovesse dichiarare la volontà di tornare al tavolo negoziale, fanno sapere dai sindacati, la mobilitazione proseguirà.

“Abbraccio forte tutti quelli che oggi sono usciti dai negozi per lo sciopero – dice il segretario generale della Cgil nazionale, Susanna Camusso, intervenuta alla manifestazione  -. Federdistribuzione, come anche tante aziende, in questi anni ha disdetto accordi, cercando di cancellare un’intera storia sindacale, scaricando sui lavoratori i costi di scelte sbagliate del paese ed errori che hanno fatto loro. É prevalsa l’idea che moltiplicare gli orari determini aumento consumi e non invece grandi problemi di gestione, oltre che di rovina della condizione sociale. Sembra che l’unica attività debba essere frequentare centri commerciali. Ma il reddito di lavoratori e pensionati in questi anni è diminuito, sono diminuiti i risparmi. Non dedicano tutto il tempo ai consumi. Anche noi guardiamo i conti: non ci possono raccontare che sono tutti disperatamente in crisi e non hanno soldi per rinnovare contratti. Stanno scegliendo di non investire soldi nel lavoro. Vogliono mantenere intatti i loro redditi e questo non va bene”.

“La posta in palio si chiama contratto nazionale di lavoro – continua Camusso -. Il tema è se continuiamo ad avere lo strumento necessario per unità ed eguaglianza che si chiama contratto o se disgreghiamo questo fronte. Dobbiamo iniziare a parlarci tra tutte le categorie. Dobbiamo cominciare a costruire fronte comune per dare un messaggio chiaro: noi i contratti li vogliamo rinnovare per continuare ad essere strumento di tutela ed aumento del reddito dei lavoratori e delle normative generali che li proteggano. L’impegno è quello di continuare insieme a tutti altri perché la nostra unità del mondo del lavoro ci permetterà di rinnovare contratti”.

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