Ente morale non commerciale per lo Stato, fabbrica di quattrini nella realtà dei fatti. Nell’ambito delle attività di monitoraggio degli enti non commerciali che utilizzano forme giuridiche associative per beneficiare del regime tributario di favore, la Compagnia della Guardia di Finanza di San Severo ha concluso recentemente una verifica fiscale nei confronti della “Associazione Mamma Lucia Ente Morale”, con sede in San Nicandro Garganico nella provincia di Foggia, qualificatasi appunto come Ente morale non commerciale, contestando rilevanti violazioni alla normativa fiscale ed illeciti tributari previsti dalla legge.

Le attività ispettive della Guardia di Finanza, iniziate sulla base di specifici elementi informativi e indizi di evasione raccolti nel corso della normale attività istituzionale, sono state indirizzate preliminarmente alla verifica della reale natura dell’Ente, ovvero il carattere commerciale o meno dello stesso, al fine di stabilire il regime fiscale ad esso applicabile. In questa fase i verificatori hanno riscontrato anzitutto che Mamma Lucia non è una associazione religiosa in quanto non è stata mai riconosciuta dalla Autorità Ecclesiastica, né può essere inquadrata tra gli Enti non commerciali ai fini fiscali. Ed invero, dalle verifiche effettuate è emerso che tale Ente morale, fin dalla sua costituzione risalente al lontano 1974, ha esercitato di fatto una attività di natura commerciale avente come scopo quello di raccogliere denaro dai fedeli che quotidianamente si recano numerosi in pellegrinaggio presso la propria struttura di San Nicandro Garganico, in cambio di piccoli oggetti e prestazioni di servizio.

Presso la sede dell’Associazione, i visitatori sono attratti dalla chiesetta, ma tutto intorno insistono negozi in cui vengono venduti articoli religiosi e souvenir, oltre ad alcuni accessori obbligatori per proseguire il pellegrinaggio. Contrariamente a quanto registrato in contabilità, secondo cui i pellegrini che ricevevano gli oggetti religiosi o quant’altro disponibile nella struttura donavano denaro volontariamente secondo le loro possibilità, è emerso che essi pagavano regolarmente il prezzo di vendita dei beni o dei servizi prestati dell’Associazione, senza nessun scontrino o ricevuta fiscale, quindi completamente “in nero”. Al termine degli accertamenti di polizia tributaria, all’Associazione è stata contestata, per gli anni 2009/2012, l’omessa dichiarazione dei redditi per oltre 2 milioni di euro ed un’evasione all’I.V.A. per circa 400mila euro.

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