Errare è umano, a maggior ragione se a sbagliare è un funzionario pubblico, ma perseverare è Arif.

Tre anni fa, quando ci siamo occupati del cosiddetto Progetto Maggiore, ovvero il monitoraggio delle acque della falda, abbiamo pubblicato un elenco di parenti e amici di politici e dirigenti dell’Agenzia Regionale per le attività Irrigue e Forestali, credendo di aver dato una spallata al clientelismo sfrenato da sempre tipico di quel carrozzone pugliese.

Dopo la denuncia in Procura e un’inchiesta ancora in corso, gli arraffoni sono tornati alla carica, sistemando ancora una volta parenti e amici attraverso il lavoro somministrato.

Per evitare ulteriori controlli sulla “piazza” di Bari, per esempio, un dirigente che aveva già piazzato alcuni suoi parenti ha provveduto a far assumere il figlio tra gli operai irrigui nella provincia di Taranto.

Alcuni dei nomi di oggi corrispondono a quelli della nostra datata denuncia, altri sono nuove entrate, altri ancora sono stati defenestrati.

Recentemente il direttore generale dell’Arif, Francesco Ferraro, aveva inviato una pec alla Procura di Repubblica, presso il Tribunale di Bari, per sapere se alcuni dei lavoratori nell’allegato elenco “abbiano” o meno in corso procedimenti penali, ovvero procedimenti amministrativi per l’applicazione di misure di sicurezza o di prevenzione, ai sensi del combinato disposto degli “articoli 43, 46 D.P.R. n. 445/2000 e s.m. e 28 D.P.R. n. 313/2002”.

Secondo una prima verifica, però, l’elenco sarebbe attinente ai lavoratori Arif della sola provincia di Bari, seppure siamo venuti a conoscenza che l’Agenzia regionale intenda procedere con la richiesta di chiarimenti alla Procura per tutti gli assunti nelle diverse province pugliesi.

Al netto della risposta che la Procura darà all’Arif, anche alla luce della denuncia fatta ad opera della Cgil, in merito alla questione relativa agli avvocati, l’Arif si conferma uno dei “postifici” più prolifici nella storia istituzionale della Regione Puglia. Siamo solo all’inizio della nostra inchiesta su parentopoli, sprechi e consulenze della “nuova gestione”.