L’imbarazzante incursione nella sede Arif in via Corigliano ha cambiato le carte in tavola. Non siamo più graditi e la guardia giurata all’ingresso della struttura regionale che ospita anche l’Agenzia per le attività irrigue e forestali ce lo ha fatto capire a modo suo. Mani addosso e sulla telecamera per non permetterci di entrare e porre alcune sacrosante domande sulla discutibile gestione dell’ente pubblico. Ai piu distratti, infatti, ricordiamo che si stratta di soldi di tutti i cittadini pugliesi.

Sulle orme del direttore generale, Domenico Ragno, anche il capo del personale, Ugo Galli, rifiuta di essere intervistato. L’avvocato salutandoci con la mano se n’è scappato alla guida della sua auto mente la solita guardia ci braccava. Per fortuna qualcuno si è fermato a rispondere ad alcune domande, al contrario dei loro “capi”.

A Galli avremmo voluto chiedere che fine avessero fatto i soldi dei premi destinati al personale relativi agli anni 2015, 2016 e 2017 e ancora di tradurci l’incomprensibile lettera inviata ai sindacati; chi paga l’uso improprio delle auto pubbliche stoppato con una circolare dal direttore generale oppure a che punto fosse la scure sulla parentopoli nella folta platea di interinali usati dal carrozzone.

Avremmo voluto conoscere il contenuto del verbale elevato agli operai sprovvisti di dispositivi di protezione individuale nei cantieri della Foresta Umbra. Insomma, domande da fare ne abbiamo parecchie. Peccato, un’altra occasione sprecata in malo modo per dimostrare che davvero all’Arif è tutto lindo e Pinto, come assicuratoci dall’addetto stampa nel corso dell’ultima incursione.

Buon Natale, certi che almeno la promessa di non rinnovare i contratti del Progetto Maggiore venga mantenuta. Con l’anno nuovo, poi, torneremo in un modo o nell’altro a porre le nostre domande.

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