Progetto Maggiore, uno dei contenitori in cui è più evidente la parentopoli del carrozzone Arif. Ne abbiamo parlato alcuni mesi fa, mettendo in pubblica piazza nomi e parentele dei lavoratori vicini a politici regionali e dirigenti della stessa Agenzia pugliese per le attività irrigue e forestali. Persino il direttore generale dell’ente, Domenico Ragno, non aveva smentito la parentopoli, limitandosi a dichiarare di essere estraneo ai fatti.

In questi giorni la faccenda è tornata alla ribalta e proprio sul direttore dell’ente pubblico ci sarebbero forti pressioni. Ragno, che di contratti di quel progetto ne aveva rinnovati almeno tre, nel momento in cui scoppiò il polverone promise che non avrebbe più provveduto ad ulteriori rinnovi.

Peccato, almeno per gli interessati, perché dovessero invece essere prorogati almeno fino a marzo 2019, come previsto dalla legge Madia, maturerebbero i 36 mesi per ottenere la tanto agognata assunzione diretta dall’Arif. Il contratto, però, scade il prossimo 31 dicembre. Siamo al bivio. La possibilità di portare a compimento il disegno c’è tutta, anche perché la Regione Puglia starebbe per deliberare in favore dell’Arif la proroga del Progetto Maggiore fino a tutto il 2020.

A detta dei ben informati, i guai seri arriveranno al momento della rendicontazione, pur essendo state presentate le fatture di pagamento ai dipendenti emesse dall’agenzia interinale Tempor. Facciamo un po’ di chiarezza. Quei figli, parenti e amici, sono stati assunti dall’ex numero uno dell’Arif, Giuseppe Maria Taurino. Le loro mansioni, infatti, non erano quelle specifiche del Progetto Maggiore e non lo sono mai diventate. Proprio così. Si tratta di assunzioni avvenute senza alcun preavviso, un corso-concorso, un avviso pubblico, un esame concorsuale. Insomma, niente di niente. Erano semplicemente persone che lavoravano all’Arif tramite agenzia interinale, passate poi nel progetto una volta fiutato l’affare.

Arriviamo al dunque. La cosa che lascia sgomenti è l’assoluta mancanza di una qualsiasi delibera dell’ex direttore tecnico e dell’attuale direttore generale che sancisca una volta per tutte le mansioni specifiche di quei prediletti nel Progetto Maggiore. L’altro elemento scandaloso è il fatto che il Responsabile unico di quel progetto sia Antonio Giannini, al quale sono legati ben quattro degli assunti.

La conclusione? C’è gente entrata in quel Progetto senza che la cosa sia mai stata messa per iscritto. Persone che adesso sperano di farla franca con il rinnovo del contratto, unico modo per aspirare all’assunzione diretta nell’Arif. La patata bollente è passata, come detto,  nelle mani del direttore generale Domenico Ragno, visitato in questi giorni da alcuni consiglieri regionali. Riuscirà Ragno a mantenere la promessa, dando ad altri la possibilità di lavorare per il Progetto Maggiore, evitando così le assunzioni a tempo indeterminato di chi non ha alcun diritto specifico rispetto ad altre decine di migliaia di pugliesi? La Regione Puglia, rimasta silente finora, deciderà di intervenire? Il vaso di Pandora sarà scoperchiato, chiedendo conto nel caso si individuassero responsabilità personali nella gestione del Progetto? Staremo a vedere.

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