da sinistra Pasqualone, Rossi e Narracci

Mogli mandate “a comando” per ricoprire posti da dirigente amministrativo e amici spediti in questo o quell’ufficio, spesso senza la presenza dell’eccezionalità e delle comprovate competenze negli specifici settori. Succede nelle Asl pugliesi in maniera pressoché diffusa.

Partiamo da Rosanna Indiveri, consorte del numero uno dell’Azienda sanitaria locale di Taranto, Stefano Rossi, e di Daniela Prudente, unita al direttore della Asl di Brindisi, Giuseppe Pasqualone. Un balletto a detta di alcuni tecnici regionali meritevole di riflettori diversi da quelli giornalistici. L’intreccio prenderebbe forma al Policlinico di Bari nell’agosto del 2014, a seguito di un concorso per dirigenti amministrativi bandito nel 2000. Un concorso rimasto sopito per 14 anni, fino a quando si è proceduto all’assunzione delle quattro unità, ovviamente per doverose esigenze di servizio.

Dopo appena tre mesi, però, il 12 novembre del 2014 (delibera n.1456), succede un fatto curioso. Una dirigente neoassunta viene comandata alla Asl di Lecce, senza che l’ente ne avesse fatto richiesta formale. Proprio così, a chiedere di essere trasferita era stata la stessa neoassunta. Si tratta di Rosanna Indiveri, moglie del dg Rossi, quest’ultimo nipote del procuratore generale della Corte di Appello di Lecce, Vignola, ora in pensione. Con la parentela – completezza di informazione – non vogliamo alludere a null’altro.

Per via di procedure di mobilità che privilegiano i “comandati”, a stretto giro la Indiveri viene mandata a Lecce. L’operazione genera un effetto domino sulla stessa Asl di Lecce, ma anche su quella di Brindisi. L’11 novembre 2016, con delibera n.1887, la Asl di Brindisi decide l’assunzione di dirigenti amministrativi per necessarie esigenze di servizio, scorrendo la graduatoria di un concorso conclusosi nel 2010. Tra gli idonei c’è la dottoressa Indiveri, già comandata dal Policlinico e assunta per mobilità dalla Asl di Lecce.

Tra gli assumendi, invece, c’è anche Lavinia Tunzi, funzionaria amministrativa della Asl di Lecce. Avuta notizia dell’utilizzazione della graduatoria, l’interessata si rivolge al direttore generale Pasqualone per chiedere, prima dell’assunzione, di essere comandata alla Asl di Lecce. Secondo quanto mormorano i muri, pare che in quella circostanza sia arrivato un rifiuto. Sarebbe stata proprio la stessa Tunzi, in un’accesa protesta nei corridoi dell’ente, a dire che per avere un “comando” sarebbe stato necessario essere moglie di un direttore generale. Si tratta di voci, quindi prendiamo le distanze.

La protesta, tuttavia, non rimane senza effetti. Dopo circa un mese dall’assunzione in prova, sempre su richiesta della dipendente e non della Asl, la Tunzi viene autorizzata al comando. La domanda viene accettata con delibera n.1851 del 28 dicembre 2016, a far data dal primo gennaio dell’anno dopo. L’operazione si conclude con la delibera n.1332 del 9 giugno del 2017 della Asl di Lecce, per il trasferimento della Tunzi. A creare interesse è proprio l’oggetto della delibera in cui non vengono citati né il nome della dirigente né le parole comando o trasferimento, ma si legge solo: “Applicazione dell’art. 30, comma 2bis, del D.Lgs 30 marzo 2001 n. 165 e s.m.i, in favore di un dirigente amministrativo. Immediata esecutività”. Perché non mettere il nome se l’intento di voler trasferire la Tunzi era chiaro?

A questo punto della storia la domanda nasce spontanea: quali sono le motivazioni per cui non sarebbero state rigorosamente applicate le vincolanti disposizioni previste dalla normativa vigente? Mettendo per un attimo da parte le questioni legate a un presunto sistema di potere, sono chiamati in causa i coautori dei provvedimenti incriminati (direttori generali, direttori amministrativi, capi e dirigenti dell’area personale), retribuiti con stipendi considerevoli, dai quali ci si aspetterebbe competenza e massima conoscenza delle norme che regolamentano i rapporti di lavoro nella Pubblica Amministrazione e nello specifico, nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale.

Pare, invece, sia stato generato un “autocomando” per lo svolgimento del periodo di prova del neoassunto, omettendo che l’art. 21 del ccnl dell’8 giugno 2000 stabilisce in maniera inequivocabile che il comando sia attuato per esigenze di servizio degli Enti, per tempo determinato e in via eccezionale, e non al contrario per il desiderio del dirigente o della sua famiglia.

E a tal proposito prendiamo in esame un altro caso che ha fatto molto chiacchierare. A seguito di imprescindibile e accertato fabbisogno e pur avendo bandito un concorso per assunzione a tempo indeterminato di 4 dirigenti amministrativi, con delibera n. 2787 del 30 dicembre 2016, l’ex direttore della Asl Bat, Ottavio Narracci, il 7 marzo del 2017, dispone l’assunzione di 4 dirigenti, uno a tempo indeterminato e tre a tempo determinato (delibera n. 536 del 23 marzo 2017). Il tutto mediante l’utilizzo della graduatoria di un’altra Asl.

Presso la Asl di Taranto, appositamente e formalmente consultata, esiste infatti la graduatoria di un concorso del 2010 per dirigenti amministrativi utilizzata fino al 15mo posto. È da questa graduatoria che, nelle more del concorso già bandito, Narracci decide di attingere per le assunzioni a tempo determinato. Per ragioni misteriose, però, per l’assunzione dell’unità a tempo indeterminato viene disposta l’utilizzazione della graduatoria di un concorso per dirigenti amministrativi tenutosi presso l’IRCCS De Bellis di Castellana Grotte (delibera n. 124 del 17 febbraio 2017). Concorso su cui si sarebbero accesi i riflettori della Regione e delle Magistratura.

Ma chi è la funzionaria assunta a tempo indeterminato scorrendo la graduatoria del De Bellis? Si chiama Daniela Prudente, moglie del dg Pasqualone e dipendente, quale funzionaria, della Asl Bat. Il direttore generale della Asl Bat, Ottavio Narracci, era ed è tutt’ora dipendente della Asl di Brindisi di cui era direttore generale Giuseppe Pasqualone, poi riconfermato. Non si comprende il motivo per cui, pur essendo in atto un concorso pubblico a tempo indeterminato per 4 posti di dirigente amministrativo, che a quanto pare si vuole portare a compimento, si assuma a tempo determinato nelle more della conclusione del bando solo 3 dirigenti invece di 4.

Non si comprende, inoltre, il motivo per cui sia assuma un solo dirigente a tempo indeterminato, utilizzando la graduatoria del concorso dell’IRCCS De Bellis che, guarda caso, è la moglie del direttore generale Giuseppe Pasqualone. Non si capisce per quale ragione non potesse essere utilizzata la graduatoria della Asl di Taranto, dalla quale tuttavia vengono assunti solo i dirigenti a tempo determinato.

L’assunzione di Daniela Prudente della Asl Bat è avvenuta per esplicita dichiarazione, utilizzando la graduatoria del concorso per dirigente amministrativo dell’Area Patrimonio, cioè degli Appalti del De Bellis (delibera n. 674 del 7 aprile 2017). La dottoressa Prudente è invece impiegata nell’Unità Operativa Affari Generali. L’assunzione della Prudente, inoltre, è avvenuta pochi giorni dopo quella dei dirigenti a tempo determinato, tra i quali ci sono anche funzionari operanti da anni nel campo degli Appalti. Un esempio su tutti è quello della dottoressa Ada Putignano, collocata in aspettativa dalla Asl di Brindisi due giorni prima dell’assunzione della Prudente (determinazione dirigenziale n. 01/0135 del 5 aprile 2017).

Dato il bisogno di professionalità nel settore degli Appalti, perché non è stata assunta a tempo indeterminato direttamente la Putignano? Il dottor Ottavio Narracci, ex direttore generale della Asl Bat, inoltre, è attualmente direttore generale a Lecce. Questo è il valzer delle graduatorie e dei comandi che avrebbero agevolato le mogli e gli amici di alcuni direttori generali, ma la danza continua con gli incarichi, cosiddetti ex art. 15 septies del D. Lgs n. 502 del 1992, ai quali dedicheremo uno spettacolo a parte. Restiamo a disposizione di chiunque volesse ulteriormente smentire o precisare.

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