È passato quasi un mese da quando un autobus rischiò di incendiarsi in via Giulio Petroni. In quell’occasione il capo tecnico di Amtab, Pino Anaclerio, intervenuto sul posto spiegò che la possibile causa poteva essere una “quantità maggiore di propano nel metano”. Quelle parole non ce le siamo scordate e abbiamo cercato di approfondire la questione per porre delle domande ai vertici della municipalizzata del trasporto pubblico barese.

L’argomento è tornato prepotentemente d’attualità dopo la rinnovata richiesta da parte dei consiglieri d’opposizione di istituire una Commissione d’inchiesta sul tema. Siamo comunque convinti che solo la Procura, nel caso della denuncia di un’associazione di cittadini o consumatori, possa ottenere tutti i documenti sulla reale gestione dell’officina e degli autobus. Per l’incendio dell’autobus Atac in via del Tritone, a Roma, la Procura della Repubblica della Capitale ha aperto un fascicolo per le indagini a carico di tecnici, dirigenti e Consiglio di amministrazione della società pubblica con svariate ipotesi di reato. In ogni caso, se mai verrà istituita una Commissione, queste sono alcune delle domande che dovranno essere poste al presidente Vulcano, chissà quanto consapevole e competente quando ha accettato l’incarico politico dal sindaco Decaro.

Come fa il dipendente Amtab a parlare con certezza di “quantità maggiore di propano nel metano”? È a conoscenza di un’analisi di laboratorio sulla composizione chimica del carburante utilizzato per rifornire i mezzi Amtab? E da dove arriverebbe questo metano particolare? Fossimo nei panni di un’azienda petrolifera analizzeremo attentamente le parole del capo tecnico Anaclerio.

Non sono domande di secondaria importanza, considerato che il metano utilizzato per rifornire gli autobus Amtab è lo stesso che viene distribuito alle auto o ai camion con la stessa alimentazione. Esistono infatti solo due tipi di gas: quello per la trazione (i mezzi di trasporto) e quello per l’uso domestico. il metano che arriva a Bari non è diverso da quello che arriva a Lecce o a Foggia. Il problema, dunque, potrebbe essere generalizzato a tutta la Puglia, persino all’Italia. Dovremmo vedere auto, camion e bus incendiarsi come fiammiferi ad ogni angolo. Grazie al cielo i fatti non stanno nei termini del tecnico, chissà quanto esperto, mandato ad accertare cosa fosse successo quel giorno.

L’altro problema emerso e a cui accenna il capo tecnico Anaclerio è quello relativo al catalizzatore, la marmitta per intenderci. Si tratta di un dispositivo che all’interno ha una specie di “nido d’api” in ceramica che col tempo si ossida. Se non si sostituisce quando necessario, le polveri rischiano di intasare i circuiti e ostruiscono la dispersione del calore. In questo modo le temperature salgono, si raggiunge l’escandescenza e il rischio di incendio aumenta.

Un catalizzatore nuovo, di ultima generazione costa circa 9mila euro di listino. In che condizioni sono i catalizzatori degli autobus Amtab? Sono di nuova generazione? Sono stati cambiati su quelli più vecchi? E quando sarebbero stati sostituiti? Con la rubrica Amtab a pezzi da oggi non ci limiteremo a segnalare solo le continue avarie dei mezzi del trasporto pubblico barese, ma proveremo anche a fare domande particolarmente specifiche e persino a dare qualche risposta. Proviamo concretamente a dare una mano a quanti avranno davvero intenzione di fare luce sulle vicende dell’azienda municipalizzata, ora anche a corto di liquidità e con problemi bancari.

I prossimi capitoli della saga riguaderanno l’officina e la mancata agibilità, le condizioni di lavoro, le manutenzioni programmate, il bando per l’acquisto dei nuovi mezzi.

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