Apprendiamo che l’ex assessore comunale Vittorio Lippolis, arrestato nell’ambito della presunta truffa sulla ristrutturazione della casa di riposo Sant’Anna, ha ottenuto la conversione dei domiciliari in obbligo di dimora. L’inchiesta, al contrario di quanto si possa credere, non è affatto conclusa.

A leggere le migliaia di pagine in cui viene ricostruito il complesso e redditizio meccanismo fraudolento, che ha portato al sequestro “per equivalente” di beni pari a circa 1 milione e mezzo di euro, emergono altri interessanti particolari. A pagina 2695 compare il nome del presidente del Consiglio comunale Stanislao Morea, nella cui lista si era candidato alle ultime elezioni Vittorio Lippolis.

L’ex assessore Lippolis, in difficoltà per la vicenda di Sant’Anna, il 9 novembre del 2016, poco prima delle 21.30 chiama Morea – esperto assicuratore – per chiedere come sbrogliare la matassa. Il giorno dopo il presidente del Consiglio nocese ricontatta Lippolis, chiedendo i dati della società e l’ammontare del fatturato. Lippolis risponde laconicamente: “250”. Gli investigatori sottolineano come possa trattarsi dell’ammontare di circa 250mila euro.

Diverso tempo prima che scattasse l’arresto di Lippolis avevamo contattato Morea per farci dire cosa sapesse della questione. La risposta fu chiara: “Non so niente di specifico”, sottolineando inoltre come si trattasse di un fatto poco importante. L’esito delle indagini ha evidentemente dimostrato il contrario. Cosa sapeva Morea della presunta truffa di Sant’Anna? E se davvero ne era a conoscenza, da pubblico ufficiale qual è, perché non ha riferito della questione alle autorità competenti? Aveva avvisato il Sindaco Nisi ed il resto della giunta?

Pochi giorni prima della richiesta d’aiuto a Morea, Lippolis il giorno prima conversa con la segretaria dello studio del commercialista Vincenzo Gentile. La donna è comprensibilmente preoccupata e, rivolgendosi a Lippolis, dice: “Mi viene da piangere, davvero sto piangendo. Tu non mi farai dormire stanotte…”. La segretaria aveva chiamato Lippolis su disposizione del suo datore di lavoro, il quale le aveva riferito: “Chiama Vittorio, il fatto è serio”. Gentile, a differenza di Morea, aveva ben compreso in che pasticcio si erano cacciati Lippolis e quanti sarebbero poi rimasti coinvolti nell’inchiesta sulla ristrutturazione dell’immobile di proprietà dell’Istituto religioso Figlie di Sant’Anna.

La maggiore consapevolezza dipendeva dalla conoscenza di quanto stesse accadendo. Gran parte dell’indagine, infatti, ruota proprio intorno ad una “chiavetta”, trovata dagli organi inquirenti nello studio di Vincenzo Gentile. In quella pendrive emerge che Lippolis aveva già chiesto alle Figlie di Sant’Anna “la disponibilità di un immobile sito in Bari, al fine di ottenere ulteriori finanziamenti pubblici per realizzare alloggi per studenti universitari”. Cos’altro potrebbe emergere dall’inchiesta su Sant’Anna? Restiamo ovviamente a disposizione di chiunque volesse ulteriormente precisare o chiarire.

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