Due pazienti, uno dei quali allettato, vengano sequestrati per un’ora e mezza in ambulanza dopo la dialisi. Il mezzo è all’interno del parcheggio della struttura dove si effettua la dialisi, nel distretto sanitario della Asl, a Bitonto. A quanto pare il portiere ha il compito di aprire il cancello all’arrivo dei pazienti accompagnati, ma quel cancello quando si tratta di una precisa associazione non si apre. Una delle ultime volte, purtroppo, è successo quando all’interno c’erano i pazienti. Sul posto era stata chiamata la Polizia, che aveva verbalizzato senza ricevere finora nessuna denuncia specifica.

La cosa ha indignato al punto da aver deciso di vederci più chiaro. Quello che abbiamo scoperto è persino peggio di quanto potevano sospettare. A loro insaputa abbiamo seguito l’ambulanza dell’associazione che si vuole a tutti i costi cacciare da Bitonto, in quella assurda guerra da circa 1.200 euro al mese per l’accaparramento dei pazienti dializzati, singoli o in pacchetti di due o più di loro, manco fossero sacchi di patate.

Ai due pazienti ed ai soccorritori – questi ultimi in evidente imbarazzo alla nostra vista – abbiamo chiesto di chiarire quanto avevamo scritto. Non solo sono arrivate conferme puntuali, ma vengono fuori particolari inquietanti. Il dializzato di Bitonto, un 50enne con evidenti problemi, sarebbe stato persino minacciato da un dipendente della Asl. Gli sarebbe stato detto di tacere sull’accaduto, perché in caso contrario lo avrebbero mandato a fare la dialisi a Bari o a Molfetta.

Per Valerio, che abita a meno di un chilometro dal centro dialisi, significherebbe un grande disagio. Nell’occasione in cui è rimasto in ambulanza per oltre un’ora e mezzo è stato malissimo, con la pressione schizzata alle stelle, mal di testa e vomito. Essendo la situazione sfuggita di mano, auspichiamo un intervento immediato del direttore generale della Asl, Vito Montanaro. Qualora accertati, saremmo di fronte a fatti di una gravità inaudita.

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