Mentre migliaia di persone s’indignano a comando per l’uomo di colore nudo sulla spiaggia di Pane e Pomodoro, da sempre cerchiamo di smascherare chi approfitta della povera gente, o la maltratta, senza distinguere il colore della pelle o la religione. Oggi, da giornalista e cittadino di questa malandata Italia, ho provato vergogna e indignazione nel vedere donne e bambini stipati come bestie in una vecchia ambulanza della Misericordia di Barletta, chiusi dall’esterno perché la portiera non si manteneva chiusa. Cosa sarebbe successo nel caso di un incidente?

Migranti diretti nella Città della Disfida per essere ospitati a casa Giada. Un’ambulanza e un furgone senza senza segni distintivi, con autisti in borghese. Un furgone blu al cui interno di migranti ne sono stati caricati comunque più di quanti ne sarebbero potuti entrare. Eravamo stati allertati da una passante: “Andate allo stadio San Nicola perché c’è un’ambulanza vicino ad un autobus da dove stanno scendendo donne e bambini di colore”. Sì, di colore, perché quello sono, come io sono grasso e calvo.

Nuclei familiari fuggiti principalmente dall’Eritrea, ma non disposti a parlare con noi perché un altro giovane di colore che accompagnava il personale della Misericordia, continuava a ripetere nella loro lingua di stare zitti. L’unica risposta avuta dagli autisti dei mezzi, è stata: “Se mi riprendi ti denuncio”. Ciò di cui siamo certi è che di quel trasporto debbano dare conto, mentre sui social network si indigna ancora.

Certo, gli autisti dei mezzi della Misericordia, a differenza di uno dei due conducenti dell’autobus noleggiato dalla Prefettura di Ragusa per portare a Bari i migranti, non ci hanno aggredito. Mani addosso e sulla telecamere ci hanno costretto a difendere con veemenza le nostre uniche attrezzature e il nostro lavoro di “cani da guardia” della cosa cosa pubblica. Non dimentichiamo, infatti, che in tanti si stanno arricchendo con l’accoglienza senza né capo né coda a questa moltitudine di migranti che ogni giorno vengono inviati come pacchi postali in giro per l’Italia.

Al cancello 13 dello stadio San Nicola, punto di raccolta individuato dalla Prefettura di Bari, non c’era un funzionario, un dipendente dell’emanazione del Governo sul territorio a sovrintendere quello che è sembrato un altro sbarco. Prima il viaggio nei barconi, poi quello sull’autobus da Ragusa e, infine, stipati come bestie sotto il sole cocente in una vecchia ambulanza, chiusi dall’esterno.

Dovremmo interrogarci tutti sulla deriva verso cui abbiamo deciso di andare e su chi siano i veri razzisti. Fratellanza, accoglienza, uguaglianza. Troppa gente si riempie la bocca con questi termini, ma poi gira la testa dall’altra parte. Avevamo assicurato di nascondere i visi delle persone presenti sul piazzale, poi c’è stata l’aggressione e l’assurdo trasporto. Ognuno si prenda le proprie responsabilità.

Siamo curiosi di constatare cosa decideranno di fare le Prefetture di Bari e Ragusa, oltre che i parlamentari di ogni colore (politico) per evitare che ogni giorno nel parcheggio di uno stadio o in chissà quale altro luogo lontano dalla vita vera, questi poveracci vengano scaricati e spediti come pacchi a destinazione. Restiamo ovviamente a disposizione anche della Misericordia di Barletta, seppure molto di ciò che c’era da vedere lo abbiamo visto.

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