“Si comunica che, nelle more dell’installazione dei distributori automatici di bevande all’interno dell’Ospedale di Venere per il tempo necessario all’esecuzione dei lavori di ristrutturazione Bar-punto di ristoro, è fatto divieto in orario di servizio di allontanarsi dal perimetro dell’area ospedaliera per accedere a servizi esterni”. Firmato Emilia Anelli e Domenico Labate, rispettivamente Direttore Amministrativo e Direttore Medico del Presidio Ospedaliero Bari Sud.

Le notizie che emergono dalla comunicazione riportata sono diverse e tutte molto interessanti. All’indomani della chiusura per lavori per il conseguimento dell’agibilità del bar dell’ospedale Di Venere, si era diffusa tra medici, infermieri e altro personale la malsana abitudine di andare a prendere il caffè durante l’orario di lavoro all’esterno del nosocomio. Quindi ecco la tirata d’orecchie dei vertici del Presidio Ospedaliero Bari sud. Un’altra notizia, confermata anche dall’installazione di due distributori automatici pressi l’ospedale di Molfetta, è che al Di Venere e presumibilmente anche altrove, saranno ripristinate le “macchinette”.

Ciò che nella comunicazione non si evince è, come denunciato dal nostro giornale, il ruolo del Cral dell’ospedale Di Venere. Qualche giorno il nostro “blitz”, siamo tornati a verificare se la situazione fosse stata normalizzata. Abbiamo scoperto, pur essendoci un cartello esplicito all’ingresso del Cral, che sottolinea come possano essere esclusivamente serviti solo i dipendenti del Di Venere, dietro il bancone c’è lo stesso figlio di un infermiere che ci aveva servito la volta scorsa, ma soprattutto scopriamo che, a differenza della scorsa volta, la situazione è persino peggiorata. Non solo, nonostante il cartello, ad una sconosciuta è stata venduta una bottiglietta d’acqua, che sarebbe potuta essere acquistata presso l’edicola di fronte al Cral, ma a peggiorare la situazione, non c’è stato rilasciato lo scontrino fiscale.

Evidentemente, la giornata di chiusura del Cral, seguita alla nostra incursione, probabilmente arrivata dopo una tirata d’orecchie, non è servita a convincere i gestori del “bar” a comportarsi come previsto per la gestione di un Cral aziendale. Abbiamo certezza che chi ha venduto l’acqua al nostro gancio, non è stato impietosito dalla sua arsura (in quel caso la bottiglietta d’acqua sarebbe stata regalata) e nemmeno dalla sua avvenente, perché la prassi della vendita ai non dipendenti, seppur largamente ridotta rispetto al passato, continua.

In attesa della riapertura del punto ristoro e dell’installazione delle macchinette, capiamo che la tentazione di incrementare gli affari è tanta, ma esistono delle regole da rispettare, a maggior ragione in un ospedale, dove, per esempio, i panini in vendita non possono essere preparati nell’antibagno del piccolo locale che ospita il Cral. Siamo certi che i vertici della struttura abbiano già pensato a mettere i giusti paletti all’attività del Cral indipendente dalle nostre denunce. Torneremo ad acquistare bottigliette d’acqua ed altri prodotti fino a quando la vendita non ci verrà, in maniera gentile e perentoria, rifiutata.

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