Non sono bastati 40 licenziamenti e la mannaia sepre pronta a tagliare ancora. Telenorba è in crisi, certamente non per il brutto quarto d’ora della Banca di fiducia, la Popolare di Bari. Niente panettone, ma soprattutto niente tredicesima ai lavoratori della tv di Conversano. Non ci sono ufficialmente danari fino al 31 dicembre, poi si vedrà. Niente soldi anche per gli assunti dalla “indipendente” Radionorba srl e per quelli alle dipendenze di altre aziende correlate e controllate dall’ingegnere Luca Montrone e dal suo rampollo Marco.

La crisi è per molti, ma non per tutti. Sì, perché l’altra faccia del Natale senza tredicesima, sono gli sprechi senza successo e le consulenze d’oro. Il 2016 è stato l’anno delle profumate “assunzioni” degli ex dirigenti Rai e Mediaset, quelli dei conti alla rovescia tarocchi e delle fiction datate. Si ricomincia dopo una lunghissima pausa a fare grandi produzioni, a voler definire tale “Buon Pomeriggio”, il format affidato a Michele Cucuzza e alla sua numerosa squadra di redazione e produzione, tutti regolarmente pagati. Trasmissione apparsa subito un’accozzaglia in salsa nostrana di ciò che offrono alla stessa ora i palinsesti nazionali.

Senza contare il finale col botto: il delirio di onnipotenza radiofronica sul palco del Battiti Live il 31 dicembre a Bari. Nella migliore tradizione del Gruppo Norba si toglie alla sostanza dei lavoratori per finanziare l’apparenza e l’applauso. La cosa non è sfuggita ai sindacati, che hanno scritto all’ingegner Montrone una lettera “pesante”, facendo però attenzione a non divulgarla troppo a mezzo stampa.

Nel buio dell’ennesima storia sceneggiata all’ombra dell’antennone dell’antica Norba, c’è una luce. Un messaggio “d’amore e misericordia”. È quello riportato sul “lingotto di Santa Rita”, acquistato dalle suore di San Cosma di Conversano, alle quali Telenorba è particolarmente devota. Cadeau distribuito in extremis ai lavoratori. Un lingotto di cioccolato amaro, perché è vero che c’è sempre chi sta peggio, ma è altrettanto vero che al peggio non c’è mai fine.

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