croce rossa

Il 25 settembre i soci Cri della Provincia di Roma tornano a votare per l’elezione del presidente e del nuovo Consiglio Direttivo. Flavio Ronzi, che tanto si è battuto per conservare la propria poltrona, ha preferito lasciarla per una più danarosa. La norma che ha abolito le Province si è trascinata dietro un piccolo tsunami anche in Croce Rossa, che prevede secondo il principio di Unità (uno dei sette che guidano il movimento internazionale) come l’azione sul territorio sia gestita da un unico comitato e che i confini di questa azione, nonché dell’influenza del territorio stesso, siano corrispondenti a quelli politico-amministrativi del luogo nel quale il Comitato è radicato.

Le ragioni sono molte e tutte di grande portata. Ogni Comitato nazionale è autonomo dagli altri, mai vedrete la Croce Rossa francese in azione in Messico, a meno di un invito leale ed esplicito. Così, nel nostro piccolo mondo nazionale, la Cri di Torino mai eserciterà la propria azione umanitaria a Milano. Aprire un Comitato non è un atto obbligatorio e quindi si è deciso di lasciare i Comitati Provinciali nelle Province che non avessero avuto un numero capillarmente esteso di Comitati locali.

A Roma non è così. La sua Provincia conta un numero cospicuo di Comitati, ma la poltrona di presidente provinciale era di quelle che pesavano e non poteva essere abolita. Si è optato quindi per una lettura della carta costituzionale in salsa rossa, come la Croce Rossa appunto, e si è elevato il rango del Comitato di Ronzi a quello di Comitato di Città metropolitana, facendone coincidere i confini con quelli della vecchia provincia romana. Il trucco, però, non sembra essere lecito in quanto molti dei Comuni fuori dal Raccordo Anulare non appartengono all’area metropolitana di Roma che, sembra assurdo, non contempla al proprio interno nemmeno Roma Capitale, alla quale la Costituzione assegna un rango di caratura regionale.

La promozione, invece, se l’è fatta assegnare proprio Flavio Ronzi, che ha ottenuto per il suo Comitato Area Metropolitana il salto di gradino, con immenso dispiacere e dispetto dell’invisibile presidente del Comitato Regionale del Lazio, l’incompatibile De Nardis. In tutto questo bailamme di codici e codicilli, il nostro amato Flavio ha ottenuto la poltrona pagatissima di Segretario Generale ed ha dovuto cedere il passo romano, pur lasciando un piede nello stipite della porta. Qualcuno ci facesse vedere i contratti di Ronzi, Contini e degli altri quattro supermanager di Cri e ci dimostrasse che non sono pagati con il sudore degli ignari volontari ci farebbe un piacere.

La candidata, unica come nello stile bulgaro della nuovissima Cri, è Debora Diodati che di Ronzi è stata longa manus da sempre. La novità vera è che, a parte Sara Vastola, che di Diodati è stata e sarà alter ego, modo carino per definire la segretaria quando non le si vuole dare una retribuzione, mentre il resto dello staff nominato ed eletto solo pochissimi mesi fa è stato tutto raso al suolo, asfaltato, annullato. Facce nuove, nomi nuovi per punire i non confermati a causa del loro spiccato presenzialismo, che ha più volte oscurato un Ronzi troppo indaffarato ad arredarsi il nuovo ufficio ed a pararsi il culo dalle richieste pressanti di esibizioni documentali che gli giungono dalla Guardia di Finanza, dall’Autorità anticorruzione e dalla Procura regionale della Corte dei Conti.

Ronzi non si fida ormai più nemmeno della sua stessa ombra e quindi nel consiglio del Comitato più ricco d’Italia ha voluto inserire a forza un altro suo uomo, l’instancabile Gianluca Saitta, che pur di arraffare con grande lena un’altra poltrona, ha dimenticato di dimettersi in tempo dalla presidenza del suo Comitato municipale. Questa non è la sola irregolarità del turno elettorale alla romana; irregolarità che riguarderebbero anche la presenza, tra gli elettori, di dipendenti di Cri e la dislocazione dei seggi che, a dispetto del regolamento elettorale nazionale, sono stati variati con un’ordine del Presidente regionale del Lazio.

Certo che, vista sfumare l’elezione del suo pastorello, l’incompatibile De Nardis non poteva rimanere a guardare ed oltre a mettere il bastone tra le ruote della gioiosa macchina elettorale, ha sgambettato ancora i fedelissimi di Ronzi. In piena emergenza sisma, non contento della magra figura messa a segno dalla disorganizzatissima Cri romana, ha purgato il sistema di risposta alle emergenze sostituendo in corsa il capo della Sala Operativa regionale, Carla Di Falco, con lo sconosciutissimo Antonio Bravi, poco studioso di emergenze ma dicono esperto di logistica.

Il braccio di ferro tra due soggetti che considerano la Croce Rossa Italiana come il loro pollaio da governare e dividere, tra due persone che si considerano padroni e non servitori della Croce Rossa Italiana, sta gettando nel caos i volontari di tutto il Lazio e paralizzando le attività dell’Associazione, prova ne sia la confusionaria ed inefficiente risposta data all’emergenza sisma.

Se questo è il risultato della privatizzazione, il segnale forte di una vera presa di coscienza, del fatto che i volontari non si sentono complici di chi usa la Croce Rossa per i propri giochi e per assicurarsi uno stipendio e non per il bene dei vulnerabili, sarebbe quello di disertare le urne delle elezioni irregolari e già combinate a tavolino. Poi non dite che non ve l’avevamo detto. #andiamoalmare #domaniceilsole

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