La nomina dell’Ispettrice del Centro di Mobilitazione del Lazio del Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa da caso politico diventerà caso giudiziario. Avevamo già raccontato che per la prima volta nella storia delle Crocerossine, nate oltre cento anni fa, il potere e la scelta dei vertici territoriali del Corpo Ausiliario alle Forze Armate nazionali è stata arrogata direttamente dal Presidente nazionale della Cri.

Dopo un momento di sgomento le stesse Crocerossine, tra le quali esistono molte professioniste del diritto (ricordiamo che queste volontarie quando non vestono la divisa si occupano delle professioni più disparate), hanno letto con attenzione il provvedimento di nomina. Le eccezioni principali sono due.

Nel provvedimento a firma di Francesco Rocca si cita quale presupposto l’articolo 1735 del Codice dell’Ordinamento Militare, in cui si fa espresso riferimento alla necessità che a effettuare la nomina sia l’Ispettrice nazionale del Corpo “Per delegazione del presidente nazionale dell’Associazione”. La tesi delle Crocerossine è che quindi l’Ispettrice del Lazio sia stata nominata in carenza di potere da chi, cioè, non aveva dalla sua parte la Legge per poterlo fare.

Nell’articolo 1735 si fa espresso riferimento a una delegazione di nomina che quindi non sarebbe l’eccezione di un Presidente indaffarato, ma una scelta legislativa per consentire al Corpo delle Infermiere Volontarie l’autonomia, pur se non piena, che l’Ordinamento Militare richiede loro in quanto Corpo Ausiliario alle Forze Armate, un’autonomia che ha la stessa origine e la stessa necessità di quella eccezionalmente esistente e rinvenibile negli ordinamenti speciali del Consiglio Superiore della Magistratura e del Parlamento.

Ma c’è anche di più, le solerti escavatrici del “Diritto autonomo di via Toscana”, piccola enclave anarchica nella Roma della ex dolce vita, hanno rinvenuto, sempre nelle premesse dell’atto, qualcosa che inficerebbe ancora di più la nomina. Si scrive che il Presidente della Cri laziale, l’incompatibile De Nardis, avrebbe affermato di non aver ricevuto alcuna proposta di nomina dall’Ispettrice Nazionale delle Crocerossine, Sorella Monica Dialuce Gambino, e che proprio per questa ragione lui stesso, motu proprio, abbia indicato una Sorella di suo gradimento.

Subito tra le Crocerossine d’Italia è partita come un boomerang nostrano l’accusa di sessismo nei confronti di chi, senza averne la capacità ne i poteri, si arroga il diritto di poter scegliere secondo parametri di fantasia. Infatti sempre l’ormai famoso articolo 1735 ci sottopone i requisiti a base delle nomine delle Ispettrici. Tra questi spiccano “la specifica preparazione tecnica e le attitudini al comando”, qualità che dubitiamo lui stesso possa mai aver verificato, lui che invece sottolinea come Sorella Ciani abbia “saputo con capacità e preparazione coadiuvare lo scrivente in numerose criticità che hanno riguardato la componente, dimostrando un’estrema sensibilità e disponibilità alle necessità di tutti gli Ispettorati del Lazio”.

Insomma una colf a chiamata, che nulla rappresenta rispetto i requisiti richiesti dalla Legge, se non un feeling particolare con lo stesso Presidente. Questo è un requisito che spaventa e sta turbando molte Crocerossine che dovranno, dalla pubblicazione di questo precedente storico in poi, preoccuparsi più di mantenere “buoni rapporti” con i vari Presidenti ad ogni livello che fare il loro lavoro, seguire lo scopo per il quale sono state arruolate e quello che la Legge richiede espressamente loro.

Per non parlare dei famosi sette principi, del codice etico e della massa di regolamenti emanati quotidianamente da via Toscana, per la quale sembra valere un’unica legge, quella del Marchese Onofrio del Grillo. Registriamo con molto dolore e vicinanza la voce delle Crocerossine d’Italia, oggetto di questo novo attacco all’indipendenza ed all’autonomia strutturale di un Corpo glorioso ed antico, che ha lasciato sui campi di battaglia la vita di tante donne. Maria Cristina Luinetti, uccisa a 24 anni in Somalia, cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia e medaglia d’oro al merito della Sanità Pubblica, sarebbe stata gradita al suo Presidente? Le Sorelle sarebbero insomma decise a contestare questa nomina, come alcune altre avvenute in carenza di potere, anche per via giudiziale. Un’infausta fine per la nuova ma vecchia Croce Rossa Italiana mentre vi continuate a chiamarla privatizzazione.

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