Nel braccio di ferro sul potere di nomina delle ispettrici in corso tra il presidente nazionale della Croce Rossa Italiana e l’ispettrice Nazionale delle Crocerossine, si inserisce un documento rivelatore. Si tratta della sentenza della VI sezione del Consiglio di Stato, numero 2740 del 27 maggio 2005. Ad avere ragione sarebbe quindi la Dialuce. A margine di un’altra vicenda riguardante l’allora Ispettrice Nazionale Carla Pulcinelli Cossu, il supremo Giudice amministrativo precisò alcuni importanti concetti, completamente ignorati.

IL CONSIGLIO DI STATO“… La sezione ritiene, inoltre, che tra il presidente (o commissario straordinario) della C.R.I. e l’ispettrice nazionale del corpo delle infermiere volontarie non vi sia un rapporto di subordinazione gerarchica e tanto meno di dipendenza fiduciaria; ma un rapporto di collaborazione e di coordinamento nello svolgimento delle rispettive funzioni. Invero, l’ispettrice nazionale è posta al vertice della gerarchia dei gradi del corpo delle infermiere volontarie della C.R.I. (art. 6 del r.d. n. 918/1942), ha la suprema direzione del corpo infermiere volontarie, ed impartisce le istruzioni e direttive tecniche o di organizzazione alle quali deve conformarsi il servizio (art. 9 del r.d. n. 918/1942). Quanto previsto dall’art.11 del r.d. n. 918/1942 – secondo cui l’ispettrice nazionale effettua determinate nomine e dispone la cessazione dalla carica delle ispettrici e vice-ispettrici anche prima della scadenza del termine previsto per la loro durata in carica – per delegazione del presidente generale dell’associazione, significa che la legge consente che determinate attività vengano svolte dall’ispettrice nazionale al posto del presidente. L’art. 11, comma 1, del d.p.r. n.613/1980, secondo cui le autorità di vertice dei corpi della C.R.I. ausiliari delle Forze armate dipendono direttamente dal presidente nazionale dell’istituzione, il quale nella ipotesi di mobilitazione delle Forze armate assume tutti i poteri, diventando l’unico rappresentante dell’Associazione, prevede una dipendenza funzionale, tra l’altro limitata all’ipotesi di mobilitazione, e non implica un rapporto di subordinazione gerarchica o di dipendenza fiduciaria. Il rapporto fiduciario semmai esiste con le organiche, che prendono parte al procedimento relativo alla nomina dell’ispettrice nazionale (art. 8 del r.d. n.918/1942), ma non con il presidente della C.R.I…”.

Insomma, l’ispettrice nazionale delle Infermiere Volontarie è un capo, e come tale ha il diritto di nominarsi chi la rappresenta ad ogni livello, prerogativa invece finora riservata ai pochi ras di Croce Rossa, quelli che hanno licenziato i dipendenti per sostituirli con i loro amici, pagati fra l’altro di più ed ora esclusivamente con il lavoro gratuito dei volontari. Il solito colpo a vuoto, assestato stavolta dalla coppia Rocca-De Nardis, accanitisi senza apparentemente avere ragione, come già fecero nel momento dell’istituzione dell’Associazione delle Crocerossine.

Adesso, stando a quanto stabilito ai tempi dal Consiglio di Stato, ci dovrebbe essere una marcia indietro, perhé l’interpretazione del Giudice parla chiaro. Il disappunto delle Crocerossine in questa delegittimazione operata con il solo fine di mettere le mani sul sistema di nomine nella gerarchia interna, da effettuare non per merito ma nell’interesse dei vari presidenti, è legittimo.

Naturalmente le normative citate nella sentenza sono state superate dai successivi interventi legislativi, ma chi ha pazienza potrà ritrovare gli stessi periodi nella stessa forma lessicale trasportati di peso nel nuovo Codice dell’Ordinamento Militare e nel suo pedissequo Regolamento di attuazione, a sottolineare l’attualità della sentenza che vi abbiamo riportato. Questo significa come le proteste delle Crocerossine contro un atto di usurpazione delle loro prerogative siano ben supportate dall’interpretazione che, qualora ve ne fosse stato ulteriore bisogno, i giudici amministrativi della Repubblica Italiana hanno dato dei testi di Legge.

Per quanto raccontato finora, non ci sorprende che Francesco Rocca ed Adriano De Nardis usino l’Associazione di volontariato più grande d’Italia a proprio uso e consumo, infischiandosene a quanto pare non solo dei volontari che sostengono le loro calde poltrone, ma anche delle Leggi che governano l’Italia e dei Giudici che le devono far rispettare. E tutto questo voi continuate a chiamarlo semplicemente “privatizzazione”. Se le Crocerossine decidessero, come sembra, di impugnare il provvedimento potremo registrare un’altra possibile sconfitta giudiziaria della Cri ed un incremento del fondo spese legali nello già scarno bilancio. Quando vi accorgerete del disegno, preciso e strategico, che c’è dietro potrebbe essere troppo tardi. Le migliaia di volontari che anche quest’estate hanno rinunciato alle loro ferie per aiutare i vulnerabili, di qualsiasi colore siano, non meritano il ripetersi di episodi del genere.

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