A Massimiliano Gesmini, responsabile USB del pubblico impiego ESA-CRI, non resta che fare spallucce e come tanti colleghi sperare di andarsene il prima possibile via dalla Croce Rossa. Nell’inconro tra il direttore generale dell’Ente Strumentale alla privatizzazione e le organizzazioni sindacali non è arrivato ciò che tutti speravano: un documento che mettesse i vertici dell’ex ente umanitario con le spalle al muro.

Nonostante le richieste di Gesmini, infatti, ci si è dovuti fidare delle promesse della Ravaioli. In sostanza, il direttore ha assicurato che i soldi – l’anticipazione di liquidità – arriveranno, persino entro la fine del mese di luglio. La promessa per il momento è solo verbale, quello che forse sarà consegnato ai sindacati. Niente di scritto.

Ai dipendenti rimasti senza trattamento di fine rapporto e senza le altre spettanze, compresi i risarcimenti imposti dai giudici, non resta che l’ultimo atto di fede. Per carità, la Ravaioli conosce certamente cose che tutti gli altri ignorano. Avrà avuto notizie certe, più certe di quelle che in passato si sono rivelati flop clamorosi. L’altra cosa in cui i dipendenti dovranno per forza di cose avere fede, è l’effettivo uso dei soldi tanto attesi. In passato, infatti, le somme percepite sono state impiegate anche diversamente dagli scopi per cui erano state ricevute.

Un atto di fede, ormai la Croce Rossa è questo: la speranza in un dogma che ti devi far piacere comunque e che, se volete, potete continuare a chiamare privatizzazione.

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