Nella sede della Croce Rossa pugliese e barese, al civico 47 di piazza Mercantile, il cuore della città, i bagni sono latrine inutilizzabili. Di tutta questa faccenda pare che a Ilaria Decimo, presidente regionale dell’ente, strumentale di nome e di fatto, non interessi molto. Secondo alcune indiscrezioni avrebbe scritto a Roma. Da via Toscana segnalano che alla Decimo interesserebbe solo una stanza della storica sede barese, tanto da aver dimenticato anche le sue amate sorelle crocerossine, anche loro con le latrine in pessime condizioni. La gratitudine non è evidentemente di questo mondo.

Gaffe a parte, il problema resta e sarebbe stata un’emergenza igienico-sanitaria se la dottoressa Margiotta, presidente dell’Aps barese di Croce Rossa, non si fosse accollata le spese della pulizia dei bagni per il mese di giugno. Questa scelta sì, nel pieno spirito della Croce Rossa. Chi paga cosa? E chi lo fa? E quando? E come? La privatizzazione ha volutamente generato una confusione senza precedenti. Fosse vivo, Dunant avrebbe certamente avuto un infarto.

Sempre secondo ben informate fonti romane, pare che la Decimo sia più interessata a trasferire a Lecce il quartier generale pugliese (s’è già portata dietro l’email istituzionale dell’ente e l’annesso protocollo), costringendo i regionali a mettere in piedi un altro indirizzo mail ufficiale [email protected] Lo stesso indirizzo da cui Luigi Calabrese, responsabile per la sicurezza dei lavoratori ed rsu Uil, ha scritto al prefetto di Bari, alla Asl, al direttore generale della Croce Rossa Patrizia Ravaioli, al medico competente Ilaria Tatò di Medicasud e al responsabile della sicurezza e servizio protezione e prevenzione, Massimo Vitucci della Igeam. Una lettera senza fronzoli (che alleghiamo) per denunciare e chiedere un pronto intervento.

Passi l’umiliazione di cambiare le buste dei cestini dell’immondizia, passi pure la benevola pulizia delle latrine, ma le tubazioni e i water, i dipendenti pubblici non possono proprio ripararli. La maggior parte deiwc non funzionana. Con o senza pulizia, a una certa ora della giornata sono impraticabili. I tubi perdono e negli ambienti si diffondono anche urina e feci annacquate. Una bella schifezza.

Tra le altre cose che interesserebbero alla presidente, molto amata da Roma, così come tutti gli allineati al comando, ci sarebbe l’allontanamento del direttore generale della Puglia, Francesco Palumbo. La sua intervista – ci scusiamo con lui per il tranello, necessario per evitare di passare per i soliti pazzi – non è piaciuta alla presidentissima, eletta anche col voto dubbio arrivato da Carovigno.

A migliaia di dipendenti e vonontari di Croce Rossa, innvece, quelle dichiarazioni di Palumbo hanno aperto gli occhi. Sarà per questo che la Decimo starebbe dicendo in giro di volere la testa di Palumbo, accusato di aver leso sua maestà per aver detto le cose pane al pane e vino al vino. Un chiarimento lo dobbiamo anche ai pochi che hanno male interpretato lo spirito dell’articolo in cui abbiamo denunciato il fatto che i dipendenti pubblici, pagati coi soldi nostri, quindi anche i tuoi che stai leggi, stessero da diverso tempo rubando lo stipendio in considerazione dell’ozio a cui sono costretti. Non sono loro a non voler lavorare, anzi qualcuno dei vessati sta pure iniziando a dare di matto a causa dell’inattività. A tenerli con le braccia conserte pur continuando a pagarli, e quindi gli unici colpevoli, sono coloro i quali hanno spinto per questa chiavica di privatizzazione, al motto: “I soldi arriveranno, per i dipendenti non cambierà niente”.

E se pensavate di aver visto il peggio, preparatevi a scavare. Sì, perché ad horas, la sede della Croce Rossa pugliese non avrà neppure più le linee telefoniche. Ne sarà mantenuta una, si dice all’Ufficio contabilità. Tutti gli altri dipendenti saranno lasciati in un preoccupante mutismo. Un altro tassello dell’operazione “tutti a casa”, probabilmente pensata per costringere qualche dipendente a pendere ferie, malattie o addirittura a levare le tende, in quella naturale selezione della specie avviata con il decreto-aborto 178 del 2012.

 

 

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