La nuova Croce Rossa si avvia a rinascere sulle ceneri di quella concepita prima dalla mente di Dunant e poi rasa al suolo dagli stessi personaggi che ora ne hanno riassunto il comando. Le criticità sono ormai all’ordine del giorno: personale dipendente e volontari lavorano nell’emergenza continua.

L’ombelico del mondo sembra essere diventato il comprensorio che si trova al centro del quartiere Monteverde di Roma, di fianco al complesso ospedaliero più grande d’Europa, il San Camillo, Spallanzani, Forlanini. Proprio nelle strutture abbandonate del Forlanini giacciono ogni notte centinaia di senza tetto. Una sorta di “ghetto” di Roma con tossicodipendenti e spacciatori che svolgono i loro commerci, dove proprio qualche giorno fa una ragazzina di 16 anni è morta con una siringa nel braccio in un letto pieno di escrementi.

Dall’altra parte della strada Flavio Ronzi si prepara a ospitare a spese della Prefettura di Roma 150 transitanti, persone cioè che pescate in mare dalla nostra Guardia Costiera sui barconi in procinto di affondare, vogliono passare per lo Stivale e approdare ai Paesi del Nord Europa. La cosa sta sconvolgendo il quartiere, uno di quelli più rappresentativi della Roma borghese, che si trova questo fenomeno epocale sotto casa dopo averlo visto per anni in tv.

Per Ronzi il solito business, la Prefettura paga bene e il carrozzone che il nuovo segretario generale dell’Associazione Croce Rossa Italiana ha messo su drena risorse quasi come fosse un’emorragia e finito, il flusso di fondi che Ares Lazio dedicava alla Cri attraverso il subappalto del 118, l’esperto in gestione sanitaria che di mestiere fa il badante di Rocca ha pensato bene di proporsi per quella cosa che il dottor Salvatore Buzzi, patron delle cooperative romane, considerava più redditizia del traffico di stupefacenti.

I problemi del comprensorio di via Ramazzini però non finiscono qui. I dipendenti sono in fase di trasloco. Il Laboratorio centrale è ormai in via di dismissione, i dipendenti, anche quelli con funzioni sanitarie, tutti trasferiti nel palazzo storico di via Toscana. Il paradigma Ronzi funziona bene: togliere ai quartieri Monteverde, Portuense, Marconi e Magliana un servizio di diagnostica e visite specialistiche divenuto nel tempo un’eccellenza e inserire in quel tessuto sociale il problema immigrazione.

Si smantella il servizio emergenze, altro fiore all’occhiello di Cri, con trasferimento degli impiegati e dei dirigenti forse per far posto alle nuove mucche da mungere che si accontentano di un letto e un piatto di riso al giorno, contro i 35 euro che lo Stato paga per la loro assistenza. Il primo lotto di dipendenti in mobilità assumerà servizio il prossimo 1 agosto negli enti di destinazione; a farne le spese anche il Corpo Militare la cui struttura operativa sarà completamente disarticolata.

Via i capi ufficio Personale, Operazioni e Procurement, i rimanenti non avranno più la guida che per anni ha retto il timone anche in situazioni difficili, sul terreno, come le missioni estere o i grandi interventi in risposta alle emergenze nazionali. Le Crocerossine non stanno meglio, si danno da fare a destra e manca per rappresentare la Cri e la sua Storia in tutt’Italia ma il loro capo, la potentissima sorella Monica Dialuce, si è vista sottrarre le deleghe che le occorrono per la sua azione di comando con uno stratagemma del Presidente Rocca che ora sta facendo melina sulla loro restituzione, lasciando l’Ispettrice del Corpo, nominata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, senza alcun potere. Una situazione surreale che ha un senso solo nella Croce Rossa Italiana, l’associazione di volontariato più grande del Paese. Voi chiamatela, se volete, privatizzazione.

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