Francesco Gallistru, Croce Rossa Sardegna

Tutto è partito da Facebook e da una frase che il presidente regionale della Croce Rossa della Sardegna, Francesco Gallistru, ha scritto commentando un post di Giorgia Meloni: “Quando da piccolo protestavo per il cibo mia madre mi toglieva il piatto, rimanevo senza cena e lo stesso piatto me lo ritrovavo per il pasto successivo. ….Uff, fossi stato extracomunitario avrei avuto il diritto di protestare”.

Così scriveva Gallistru e Francesco Rocca, presidente nazionale della stessa associazione, ha ritenuto il commento gravemente lesivo dell’immagine dell’associazione, decidendo così di sospendere la validità dell’elezione di Gallistru per novanta giorni. Il presidente della Sardegna è ricorso al Tar che, dopo aver sospeso l’efficacia della sanzione comminatagli, ieri ha pubblicato la sentenza con la quale accoglie il ricorso, dichiara nullo il provvedimento disciplinare e condanna la Croce Rossa Italiana, quella già piena di debiti fino al collo, a pagare altri 2.500 euro di spese di giustizia.

Il Tar Sardegna è lapidario, ritenendo il commento su Facebook come libera espressione del pensiero ed il provvedimento di sospensione sproporzionato, affetto da illogicità grave e manifesta, poco ragionevole non consentendo un contraddittorio a Gallistru. Prudenza quindi nell’utilizzare i social network, ma anche più raziocinio nell’emettere provvedimenti disciplinari che si risolvono in un buco nell’acqua e che fanno accumulare spese legali all’associazione di volontariato più grande d’Italia.

Spese a carico dei contribuenti, generate da provvedimenti disciplinari presi magari sull’onda di una momentanea emozione. Abbiamo seguito questa vicenda con il cuore e con il cuore ve ne raccontiamo lo scontatissimo epilogo, mentre voi continuate a chiamare quella della Croce Rossa: privatizzazione.

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