Rocca la vorrebbe fare facile, ma Francesco Gallistru, presidente della Croce Rossa Sardegna, non si fa archiviare. Vi ricorderete la querelle seguita al post su Facebook in cui Gallistru condannava, con un piccolo aneddoto di carattere familiare, il rifiuto del cibo da parte di alcuni rifugiati in un centro di accoglienza ed il provvedimento di sospensione che Francesco Rocca fece partire sul tamburo. Vi abbiamo anche raccontato del fatto che il Tar Sardegna ha sospeso il provvedimento e si sta avviando, con un ritardo clamoroso, ad emettere la sentenza sulla questione, attesa da dicembre scorso.

La cosa non poteva naturalmente finire qui. L’astioso presidente nazionale ha messo in piedi una macchina da guerra per tentare di far saltare i nervi a Gallistru. Dopo il ricorso al Tar sono iniziate le processioni di ispettori mandati da via Toscana, che nulla hanno mai trovato di rilevante. La resa di Rocca è contenuta in un documento ufficiale, inviato in Sardegna nei giorni scorsi, in cui viene dichiarata unilateralmente chiusa la vicenda della sospensione, in quanto a breve si terranno le elezioni per la carica di presidente regionale e quindi fa un passo indietro.

Nulla cambia, invece, dal punto di vista giudiziario. Il Tar, infatti, anche se in ritardo, si pronuncerà sulla questione e anche sulle spese di giustizia che il ricorso al Tribunale amministrativo per contestare un provvedimento, poi fatto decadere dallo stesso Rocca, di spese legali ne ha provocate tante. Il presidente sardo denuncia il mobbing messo in piedi da Rocca e avvisa tutti i dirigenti della Croce Rossa, nonché gli altri presidenti territoriali, che potrebbero ritrovarsi alla gogna per molto meno, visti i tempi. C’è anche un risvolto che riguarda i costi di questa manovra presidenziale. Costi importanti in tempi di magra come questi, che vedono al Croce Rossa con i bilanci in rosso da oltre dieci anni. Parliamo dei costi delle inutili ispezioni fatte finora a Gallistru.

Tutta l’attività del Comitato Regionale della Sardegna è stata messa per ben sei giorni sotto la lente degli ispettori che, non avendo trovato nulla di negativo all’interno degli atti, adesso hanno rivolto la loro attenzione sull’uso dell’autovettura di servizio da parte del presidente, contestandogli un certo eccesso nell’ultimo periodo. Eccessivo rispetto a cosa non si sa, considerato il fatto che la Sardegna è un’isola e più che percorrerla in lungo ed in largo, magari per andare ad ascoltare le esigenze dei tanti Comitati presenti nella regione non si sa che cosa possa averne fatto.

Certo, la disparità di trattamento che sta subendo il presidente Gallistru è impressionante e la dice lunga su come l’uomo solo al comando della Croce Rossa Italiana, tenti di far coincidere il concetto di democrazia con un’opinione tutta sua di giustizia che non si sposa con gli ideali di Croce Rossa, con i suoi principi e con il suo codice etico. Nei corridoi di via Toscana si racconta ancora di un Rocca entrato furioso nel primo Consiglio nazionale della privatizzazione, il 15 gennaio, con in testa un solo obiettivo: cacciare Gallistru e commissariare la Sardegna. Poi da furioso è passato furente, quando al momento di deliberare la questione è stato messo in minoranza ed ha dovuto accettare, per l’orgoglioso presidente isolano, semplicemente un provvedimento disciplinare di rimprovero. Ben poca cosa rispetto alla testa su un piatto d’argento che gli doveva essere servita ben calda.

La democrazia nella Croce Rossa di Rocca non esiste, esiste un’amministrazione dispotica di un potere che viene consegnato attraverso elezioni condizionate, nelle mani di pochi fedelissimi. Gallistru, il presidente della Sardegna, non si è dimostrato poi così fedele ed osservante e per questo se non si riesce a colpirlo bisogna fare in modo di cercare di incastrarlo, anche a costo di paralizzare l’attività amministrativa ed operativa di tutta la Cri in Sardegna, come denunciato dal direttore amministrativo che si è rifiutata di collaborare con gli ispettori di Roma, non la prima volta bensì alla terza ispezione consecutiva, distante pochi giorni dalla prima. Ormai nemmeno più Dunant riconoscerebbe la sua Croce Rossa, mentre voi continuate a chiamarla, se volete, privatizzazione.

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