Torniamo a parlare della composizione del consiglio dell’ente strumentale che ha sancito la morte definitiva della Croce Rossa Italiana pubblica. Tra i rappresentanti dei vari ministeri seduti nel board del nuovo organismo c’è Francesco Radicetti, che deve avere un notevole peso specifico viste le attenzioni delle quali è oggetto. A proposito di pesi e di misure, mai uguali per tutti in Croce Rossa, iniziamo con un piccolo inciso.

“Le eccessive condizioni di rollata e la forte risacca causavano la rottura di una delle quattro cime con le quali era assicurata la barella, ma il S. Ten. Varvaro, intervenendo prontamente con grande abilità, riusciva ad attutire il colpo di frusta evitando la caduta a mare dell’infortunato, anche a rischio della propria incolumità, contribuendo a recuperare velocemente a Bordo il malcapitato, per la successiva evacuazione, evidenziando altissimo senso del dovere, elevata professionalità, spirito di sacrificio, coraggio e profondo senso di solidarietà, in linea con i principi fondamentali del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa”.

A questo ragazzo, militare in congedo della Croce Rossa che ha rischiato di morire nel mezzo del Mediterraneo nel novembre 2014, il presidente Francesco Rocca ha conferito una medaglia di bronzo. Discorso assolutamente diverso per Radicetti, la cui medaglia è d’argento. Leggiamo la motivazione. “In qualità di profondo conoscitore, tra l’altro, degli strumenti legislativi attinenti ai corpi ausiliari, ha dato in più occasioni ampio supporto al Corpo delle Infermiere Volontarie”.

Eccola qui la motivazione, vergata di proprio pugno dalla potentissima ispettrice nazionale delle Crocerossine Monica Dialuce Gambino. Com’è strano il mondo. Uno, a sprezzo della propria vita ha sorretto un giovane profugo per non farlo morire in mezzo al Mediterraneo. L’altro, seduto sulla sua poltrona ministeriale, ha sorretto il Corpo di tutte le Crocerossine d’Italia e per questo avrà l’agognata patacca sulla giacca, quella che gli consentirà, tabelle alla mano, lo scatto al fotofinish in sede di valutazione personale per l’avanzamento di carriera. Un bel colpo, non c’è che dire.

Siamo maliziosi, ormai lo sapete. E allora ci poniamo qualche interrogativo. Che cosa ha fatto Radicetti di tanto importante per meritarsi un riconoscimento di benefattore della Croce Rossa Italiana, proprio nel momento in cui l’ente pubblico assistenziale ed umanitario è condotto al patibolo? Gli ha forse somministrato un sedativo prima dell’iniezione letale, o ha dimostrato una  lealtà che gli altri partecipanti al board non hanno avuto? Lealtà a cosa o a chi? Perché proprio a noi sono stati inviati questi documenti e perché partono proprio dal Comitato Centrale di via Toscana?

A noi piace raccontare i fatti, investigare le notizie, accertare la verità delle cose, possibilmente quella più vera di tutte. Non vogliamo però fare i kamikaze, essere le armi in mano a qualche manovratore occulto che tenta di creare, in una fase come questa, un possibile attrito e rompere i delicatissimi equilibri che stanno faticosamente traghettando la Croce Rossa che tutti abbiamo imparato a conoscere ed amare in quel buco nero nel quale solo in pochi, tutti ben assestati sulle loro poltrone, hanno il piacere di tuffarsi. Vi raccontiamo questa cosa, quindi, in questo modo leggero leggero, mentre voi continuate ad applaudire alla privatizzazione.

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