Organizzare una “partita del cuore” con la Nazionale Italiana di Amici per raccogliere fondi da destinare a centri specializzati in dialisi. È l’idea dalla onlus barese “Continuerò a Vivere in te”: un’associazione formata e gestita da trapiantati e dializzati che si batte ormai da tre anni per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema essenziale come quello della donazione degli organi: un gesto d’amore che ha già cambiato la vita a moltissime persone ma con un piccolo sforzo potrebbe salvarne molte di più.

L’associazione organizza da anni piccoli eventi, sportivi e non, ma adesso vuole fare un salto di qualità. Un evento come una partita di calcio, magari allo stadio San Nicola, potrebbe avere grande risonanza mediatica e farebbe capire a molti l’importanza della donazione degli organi. Il motto, stampato sulle magliette, è chiaro: “Io dono, tu doni, egli vive”.

L’associazione ha già ben in mente a chi destinare il potenziale ricavato dell’evento: una parte sarà donata a un centro specializzato di emodialisi per acquistare macchinari e assumere un fisioterapista per permettere alle persone in dialisi di svolgere ugualmente attività fisica, anche se allettate.

Una seconda parte, invece, sarebbe donata al reparto di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII e regalare un sorriso ai piccoli pazienti che a causa della dialisi e dei quotidiani controlli non possono permettersi una gita o una giornata fuori in totale sicurezza.

“Abbiamo già avviato i contatti e abbiamo la disponibilità dell’assessorato allo sport del Comune di Bari che potrebbe metterci a disposizione uno degli impianti sportivi della città – spiega il vicepresidente Gianvito Lippolis –  Adesso cerchiamo un grosso sponsor per organizzare un evento così grande e attrarre migliaia di persone”.

L’obiettivo è ambizioso, ma non può spaventare uno come Gianvito, già abituato a superare ostacoli ben più difficili. Anche lui, infatti, è un dializzato: da piccolo ha subito un trapianto di reni a causa di un reflusso bi-laterale ma dopo sette anni il suo corpo lo ha rigettato e il calvario è ricominciato.

“Molta gente non riesce a comprendere cosa significhi. Quegli aghi che ti trafiggono come spade le braccia per quattro lunghe ore fanno male. Un giorno si e uno noi sei costretto a staccare da tutto, anche durante le feste, e dopo ti senti debole. Per questo è fondamentale far capire l’importanza della donazione”.

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