Avvocato, docente di religione cattolica e dirigente nazionale Unams – Scuola FGU (FedereazioneGilda-Unams-Snadir), Cosimo Martino è uno che ben conosce i problemi del mondo della scuola e delle relazioni che costituiscono il tessuto sociale fuori e dentro di essa. Barese, iscritto all’Ordine degli Avvocati e all’Albo dei Patrocinanti presso il Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese, esperto in Diritto Minorile, nonché autore di numerose pubblicazioni scientifiche, l’avvocato Martino, con la sua partecipazione a convegni e dibattiti, sta ponendo l’accento sulla cocente questione delle violenze subite dai professori all’interno della scuola italiana di ogni ordine e grado.

Al di là del sensazionalismo e dell’atteggiamento, sia pure legittimo, di “commiserazione” a cui tali deplorevoli fatti di cronaca inducono, Martino afferma che la problematica ha bisogno di una trattazione urgente, attenta e il più possibile oggettiva e che il ricorso a un’interpretazione giuridico-sindacale sia fuori discussione, ma con una rivisitazione della normativa e della sua ovvia applicazione.

Ritiene, infatti, che il recente caso del professore di Avola, aggredito nell’esercizio delle proprie funzioni, prima verbalmente dall’alunno e poi fisicamente dai genitori, sia emblematico e solo la punta dell’iceberg. Ma il paradosso è che il professore di Avola, oltre all’aver subito danni fisici e morali, ora, dovrà difendersi in un procedimento disciplinare aperto a suo carico dalla sua stessa dirigente scolastica.

Sì perché la questione è anche questa: troppo spesso, i dirigenti adottano quella che l’avvocato sindacalista e docente definisce “una facile via di fuga”. Ovverosia di scaricare la responsabilità di tutto quanto accade, fuori e dentro le aule scolastiche, sul malcapitato insegnante di turno.

«La verità – dice Martino  – è che nelle nostre scuole può accadere di tutto. L’impotenza percepita dai docenti e dai collaboratori di fronte alle aggressioni verbali e, spesso, anche fisiche da parte di adolescenti fuori controllo, è totale e pericolosa. L’insegnante, coinvolto suo malgrado, non ha alcuno strumento né preventivo né, in qualche modo, “repressivo” per contrastare il fenomeno. Non solo, ma è sempre più frequentemente costretto a subire le angherie di genitori irresponsabili e corresponsabili della maleducazione dei loro figli».

«Gli unici mezzi che l’insegnante ha a sua disposizione – aggiunge – sono l’ormai famosa “nota disciplinare” e, per i casi più gravi, la convocazione di un consiglio di classe straordinario. A mio parere, tale situazione di degrado morale e, mi si consenta, “affettivo”, trovano il loro fondamento nella scarsissima considerazione sociale riservata a tutto il corpo docente, nella totale mancanza di tutela da parte dello Stato e nell’attuale strutturazione del sistema scolastico. E non ultimo nella mancanza di un “modello” genitoriale fatto di autorevolezza, amicizia e solidarietà tra adulto e adolescente, prototipo della (futura) relazione docente – discente».

«Tutti gli insegnanti sanno quanto sia complesso giungere a un provvedimento di “sospensione” e, ancor più, di espulsione di un alunno dall’istituto scolastico. Questo sicuramente contribuisce a rendere un docente sempre più vulnerabile e, soprattutto, sempre più solo. A tal proposito mi preme sottolineare – conclude Martino – la pericolosa quanto strategica “dimenticanza” di tutela del benessere e della salute dei docenti da parte dei dirigenti scolastici. Che per primi hanno il dovere di adottare tutte le azioni necessarie, al fine di contrastare ogni comportamento vessatorio o violento perpetrato in danno dei docenti, sia dagli alunni sia da soggetti terzi. Dimenticano i dirigenti che il docente è un loro pari. Un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni. E che la loro omissione ad adottare provvedimenti adeguati, atti a contrastare e a risolvere situazioni di pericolo per il docente, potrebbe comportare, in molti casi, profili di responsabilità penale a loro carico».

Di questo e molto altro se ne parlerà nel convegno “Diritti e tutela nel mondo della Scuola”. L’incontro, moderato dal giudice ecclesiastico Antonio Lia, presidente dell’associazione culturale “Mater Ecclesiae”, si terrà alle 19 di venerdì 2 marzo a Bari, presso la parrocchia Mater Ecclesiae, nel quartiere Poggiofanco.

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