La partecipazione all’evento, in maggioranza studentesca, è stata inaspettata e ha superato le previsioni di tutti i relatori. Oltre 700 persone hanno ascoltato i racconti di uomini e donne che, partiti da realtà di piccolo rilievo come la Puglia, ricoprono adesso cariche importantissime nell’ambito della diplomazia internazionale.

Gianni Castellaneta, ambasciatore italiano a Washington dal 2005 al 2009 e nato a Gravina, ha voluto sottolineare ai ragazzi l’incredibile mobilità che richiede il lavoro del diplomatico e, senza fantasticare troppo, i pregi e i difetti che implica cambiare città, casa e paese ogni 3-4 anni, requisito necessario per questo tipo di lavoro. “Siamo precari nell’impiego, ma fissi nella prospettiva di carriera”, ha spiegato.

“Non ci si improvvisa diplomatici, c’è bisogno di costruire un percorso sin dai primi anni universitari e anche una volta terminati gli studi”, dice Letizia Rossano, nata a Bari e laureatasi presso la facoltà di Scienze Politiche, ma attualmente Senior Coordinator dell’UNISDR, organizzazione per lo sviluppo con sede a Ginevra.

“Siate curiosi, non smettete mai di continuare a volerne sapere di più” consiglia Antonia Carparelli, attualmente funzionario della Commissione europea, ma anche lei nata in Puglia, a Fasano, e laureatasi a Bari.

Nei dati mostrati durante il convegno riguardo l’ambito concorso pubblico per entrare in ambasciata, si evince l’ardua selezione che avviene durante le prove: su 4 mila domande annuali, vengono ammesse solo 331 persone a sostenere le cinque prove, di cui solo in 39 passano anche le prove orali. I posti disponibili, infine, sono solamente 29.

La strada è dura e lunga e bisogna passare attraverso una lunghissima “gavetta”, prima di ricoprire il ruolo di ambasciatore. Tuttavia, è necessario sfatare il mito che questa sia una professione dove vince la raccomandazione, dicono i relatori. Fa carriera chi sa accettare i compromessi iniziali, passare attraverso ruoli “scomodi” e chi riesce a sviluppare competenze orizzontali, d’insieme.

L’assessore al Mediterraneo, Cultura e Turismo della regione Puglia, Silvia Godelli, ha partecipato al convegno raccontando la sua esperienza. “Per lavorare nella cooperazione sono richieste competenze di carattere pragmatico: la capacità di fare progetti e di comunicare – spiega rivolgendosi ai ragazzi – Dovete essere capaci di lasciare penna, carta, internet e usare l’unico vero strumento che conta: il cervello. Quando si parla di relazioni internazionali non c’è mai nulla da dare per scontato, a partire dai vostri modelli sociali. E’ dunque importante riuscire a “decentrarsi” e mettersi nei panni dell’altro per diventare davvero efficaci e produttivi”.

Valeria Dammicco

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