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Sulla poltrona di Doctor Smart, ospite di Mari Lorusso, questa settimana c’è Nicola De Tullio, dirigente medico dell’Unità Operativa di Gastroenterologia dell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti. Con lui si è parlato della malattia da reflusso gastroesofageo.

“Si tratta – ha spiegato il dottor De Tullio – di una condizione caratterizzata dalla risalita del contenuto gastrico in esofago ed è associata generalmente al suo sintomo caratteristico, il bruciore retrosternale. È una patologia abbastanza complessa e ha anche delle ripercussioni sociali ed economiche, basti pensare ai costi diretti che il paziente sostiene per i farmaci, le visite e gli esami strumentali, ma anche ai costi indiretti, ci si può assentare dal lavoro piuttosto spesso”.

“I sintomi sono legati alla risalita del contenuto gastrico – ha proseguito – che generalmente accade in condizioni fisiologiche dopo il pasto in una durata limitata; quando si verifica più frequentemente o di intensità maggiore, si può verificare una infiammazione della mucosa esofagea, che viene percepita dal paziente come un sintomo. Esistono anche sintomi, definiti atipici, tra cui la difficoltà a deglutire, la deglutizione dolorosa, il dolore toracico, il vomito e l’eruttazione, ossia l’emissione di gas contenuti nello stomaco, esistono cioè una serie di sintomi che depistano il paziente e lo allontanano dal gastroenterologo anzi che avvicinarlo”.

“La diagnosi  – ha evidenziato – si esegue su una accurata anamnesi sintomatologica, la ricerca dei sintomi tipici può essere già indicativa di un reflusso gastroesofageo; si può fare un test rapidissimo, la somministrazione di farmaci che riducono la secrezione acida e se il paziente ha una buona risposta nell’arco di una settimana, questo può essere un modo empirico per diagnosticarlo. Ha perso importanza la gastroscopia, sopratutto perché le forme non erosive sono quelle più rappresentate, è importante invece per la sorveglianza delle complicanze”.

“La terapia  – ha concluso lo specialista – consiste fondamentalmente nella modifica delle abitudini dietetico-comportamentali; in paziente obeso, per esempio, dimagrire può portare dei benefici. Nell’alimentazione bisognerebbe eliminare cibi quali la cioccolata, la menta, le spezie, gli agrumi, i cibi molto grassi. Buoni consigli sono anche quello di alzare la testata del letto o dormire sul fianco”.

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