Felice Spaccavento, anestesista e rianimatore dell’ospedale di Corato, colpisce soprattutto per la sua umanità, quella capacità naturale di creare empatia coi pazienti in un nosocomio di confine. Non una linea geografica, ma quella sottile sospesa tra il doversi adattare e l’eccellenza.

Da un paio d’anni Spaccavento sta tentando di convincere colleghi, pazienti, utenti, ma soprattutto la politica, che unire gli ospedali di confine di quel territorio consentirebbe un salto di qualità evidente. La proposta è ancora nelle intenzioni e l’euforia iniziale delle istituzioni sembra un lontano ricordo.

“Io, medico” è più di un libro: la prova di maturità del 47enne Spaccavento. Una raccolta di storie di ordinaria sanità, capaci di diventare straordinarie quando il cuore del medico e quello del paziente si incontrano. Un viaggio nella vita del medico attraverso il contatto con la gente e la formazione personale; non solo quella professionale maturata nel corso degli anni frequentando master e corsi di aggiornamento, ma quella umana fatta di contatto e speranze.

Storie vere, guidate dagli esempi del padre e don Tonino Bello, figure essenziali per comprendere ciò che l’anestesista rianimatore è diventato nel corso degli anni, il suo impegno benefico.

Nelle storie raccontate nel libro – disponibile su Amazon in formato ebook e cartaceo – ci si riconosce, sperando di trovare di fronte a sé sempre medici appassionati e capaci di andare al di là delle nozioni. Si sbaglia, nessuno è perfetto, ma quando a provocare la caduta è la buona fede, il paziente lo capisce e comprende.

Un libro particolarmente emozionante, scritto sulle pagine della vita, come su quelle eccessivamente bucrotizzate di chi per stare meglio deve assumere cannabinoidi. Spaccavento sta provando anche la strada dell’abbattimento di quel tabù. La forza e il coinvolgimento di cui sono intrise le storie narrate sono un toccasana.

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