Oltre ad essere un Qualified Italian Photographer dal 2010 ha ottenuto la menzione d’onore agli International Photography Awards, un concorso che si propone di raccontare i traguardi dei più grandi fotografi del mondo, scoprendo nuovi ed emergenti talenti attraverso la promozione e l’apprezzamento della fotografia.

Lui è Damiano Lamonaca, classe 1976 di Barletta e la competizione è di tutto rispetto. Ma Damiano non è di certo sconosciuto nel mondo della fotografia: ha avuto l’onore di salire sul podio agli Award Fiof per molti anni, essere tra i finalisti Masters Hasselblad, silver al One Eyland Photography Awards, absolute winner (fine arts and nudes) al Trienneberg Super Circuit e menzione d’onore al MIFA (Moscow International Awads). Le sue opere sono state esposte in Cina ed in Russia; ha avuto una pubblicazione su un importante rivista cinese, diverse pubblicazioni sul “Book of Trienneberg Super Circuit” dal 2014 ad oggi.

Damiano, gli esperimenti fotografici non nascono per vincere premi, ma quando arrivano sono graditi…
In tutta onestà non realizzo mai nulla per avere riconoscimenti o partecipare a concorsi, la maggior parte delle volte mi impegno a sfidarmi, realizzare qualcosa che mi soddisfi (quasi mai) e che mi migliori, che mi faccia capire se sono davvero fotografo, se sono riuscito a capire come la fotografia sia riuscita a migliorarmi e se riesce ad essere percepita come la percepisco io. Certo, quando partecipo a concorsi mondiali e “mi notano” mi vengono gli occhi lucidi…faccio molti sacrifici per portare avanti le mie idee e i miei ideali. Da quando ho ricevuto il QIP mi si è aperto un mondo tanto che ho partecipato al QEP (qualified european photographer) e mi hanno detto che sono una capra. Poi ho cominciato a sperimentare altre vie e altri modi di fotografare, altre tecniche di scatto e di post produzione, grazie a chi incontri su tuo cammino e mette a disposizione il proprio know how senza chiedere nulla in cambio.

Cosa ti ispira e incuriosisce che da vita ai tuoi progetti?
A volte parlare di ispirazione mi imbarazza…tutto mi ispira. Non c’è una linea guida, il mondo, la vita e la follia. Ecco, la follia: il sale della vita. Lei si che mi ispira. A volte la guardo nelle persone, nelle nuvole, negli alberi e nelle donne.. spesso è difficile spiegare, ma mi ispirano più le donne che gli uomini, solo per la complessità del loro “essere”, con loro riesco a comunicare e ad esprimermi meglio.

Qual è il percorso che segui?
Il percorso non è sempre lo stesso, non pianifico, non seguo regole. Il problema più grande è che non scrivo… ho tutto nella mia testa, le mie idee moriranno con me. La maggior parte delle volte funziona così immagino e fermo nella mia testa, poi appena incontro chi mi ispira chiedo se vale partecipare al progetto, a volte mi va anche bene e da quel momento comincio a “realizzare”. Alcuni progetti portano via molto tempo perché si va alla ricerca delle persone giuste e spesso vado incontro a rifiuti, considerando le mie immagini.

Siamo passati dal rullino 36 pose tenuto nel reparto verdure del frigo ed i filtri Cokin, alla scheda per 10.000 files ed i filtri “come Instagram”. Possiamo ancora parlare di fotografia?
Questo è il momento giusto per parlare di fotografia, ma non la solita diatriba tra analogico e digitale, ma tra cartaceo e non. È proprio il periodo storico dove per fortuna si nota la differenza tra fotografia e “fastgrafia”, concedetemi il termine inventato. La fotografia non ha età, non ha niente a che fare con le foto che tutto il mondo pubblica alla velocità della luce sui vari social, la fotografia è eterna, la fotografia racconta, la fotografia emoziona, stupisce… non confondiamo le due realtà. La stampa di una foto, ora, ha ancor più valore di prima, diventa quasi un pezzo da collezione, per quanto sia diventata rara la cosa. Allo stesso tempo è triste sapere che questa cultura pare stia sparendo, anche i più anziani si son fatti assalire dagli smartphone e quindi non riescono più a trasmettere la bellezza del cartaceo, il tatto, toccare un ricordo, guardarlo per minuti e minuti e soffermarsi sui dettagli per dare sfogo ai ricordi..che belli i ricordi.

Esiste una foto che non comunica emozione o sentimento?
Logicamente parlo di quelle fatte da un fotografo e non dal ragioniere che ha un iPhone e si diverte sui social. Secondo me si, la fotografia, quella che si vede con gli occhi è stata realizzata dalla fotocamera, nient’altro che uno strumentino collegato all’anima del fotografo. Ogni foto ha un anima ed una sensibilità che non è altro che il fotografo stesso, la fotografia è l’essenza del fotografo. Una foto senz’anima è solo pezzo di carta, come la fotocamera è solo metallo, elettronica e vetri . Il fotografo è l’anima della fotocamera e la fotografia è il riflesso tangibile del fotografo. Ora tutti possiedono una fotocamera e tutti fanno foto, anche senz’anima…purtroppo e per fortuna.

Parlando di casa nostra: lavori molto in Puglia o sei conosciuto solo ad una certa nicchia? Ti pongo la domanda in maniera più cruda: per la tua bravura, ti commissionano lavori qui a “casa tua” oppure guardano solo il prezzo?
Io non credo di esser bravo, forse non lo diventerò mai. Sono certo di non essere neanche “di nicchia” , ma se analizzo il percorso fotografico a partire dalla mia prima foto, qualcosa certamente è cambiato. Posso dire che lavoro, ho tanti partner che dipendono e aiutano il mio lavoro. Naturalmente se la qualità comincia ad esser riconosciuta, incide anche sul prezzo che è “sempre troppo alto”. Ma non è questo il luogo dove sporcare l’arte con il denaro…Non c’è niente di più velenoso per l’arte del business.

Siamo nel momento della comunicazione social, possiamo dire che una foto fatta bene serve più di mille parole oppure oggi abbiamo bisogno anche di “ornamenti” come faccine o altro?
Spendo poche parole e concedetemi l’ironia vi prego. La foto di un fondoschiena, bello o brutto che sia, accompagnato da una frase del tipo “La vita è troppo breve per sprecarla a realizzare i sogni degli altri.” Fa rivoltare Oscar Wilde nella tomba e sminuisce continuamente sia fotografi che scrittori. La mia risposta alla domanda è: una prece.

Programmi futuri?
Vorrei essere meno artista e più ricco…ma non riesco ad andare contro la mia natura..mi è molto difficile.

È vero che scatti con la testa, ma tutti me lo chiederanno: che apparati usi?
Non scatto con la testa, ho provato chiudere le palpebre e a riaprirle come in qualche film, ma non funziona..devo usare per forza la fotocamera. Nikon in tutte le sue salse.. la preferisco. Alcune opere pero’ sono scattate con una Hasselblad digitale

Quindi non usi il cellulare?
Certo che lo uso, se non ricordo male ci siamo sentiti su whatsapp qualche giorno fa.

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