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La Strega di Blair, inquietante e invisibile protagonista di The Blair Witch Project – Il mistero della Strega di Blair, uno dei fenomeni più interessanti della cinematografia dei tardi anni Novanta, ritorna improvvisamente in scena nel sequel Blair Witch, uscito in questi giorni nelle sale italiane. Era il 1999 quando due giovani ed esordienti registi, Eduardo Sanchez e Daniel Myrick, realizzarono un lungometraggio a bassissimo budget divenuto in poco tempo un vero e proprio cult. I motivi di tale exploit sono spiegabili col fatto che The Blair Witch Project si dimostrò essere un prodotto molto originale, andando a mischiare il genere documentaristico all’horror, con una tecnica di ripresa in prima persona che permetteva agli spettatori di immergersi in una storia semplice, ma potentissima. La premessa dietro questa pellicola, frutto di una campagna promozionale geniale, era quella che gli eventi mostrati nel film fossero reali, dei filmati fatti dagli stessi protagonisti (che interpretavano se stessi) giunti in un bosco dove albergava una misteriosa quanto letale presenza: era l’alba del genere che venne poi classificato come mockumentary, o falso documentario.

A distanza di diciassette anni, Blair Witch è il sequel del primo capitolo, che si ricollega direttamente alla trama di questo, ignorando, mediante un’operazione di retcon, il dimenticabilissimo Il libro segreto delle streghe – Blair Witch 2, “primo sequel” dell’originale The Blair Witch Project e film francamente orribile. Protagonista di questa nuova storia è James, fratello di Heather, la ragazza che nel primo capitolo della saga cadeva per ultima vittima della strega. James era solo un bambino quando sua sorella fu dichiarata dispersa, e oggi, divenuto adulto, decide di recarsi personalmente nel bosco di Blair, assieme ad alcuni amici, per scoprire finalmente la verità su quanto realmente accaduto quasi un ventennio prima in quello stesso luogo. Immancabilmente, la strega tornerà a farsi viva, e i protagonisti si troveranno prigionieri in una trappola mortale dalla quale sarà molto difficile, se non impossibile, fuggire.

Adam Wingard e Simon Barrett, rispettivamente regista e sceneggiatore di Blair Witch, decidono di ripartire da quanto fatto nel 1999, non solo in termini di storia ma anche di impostazione scrittoria e soprattutto registica. Si torna, infatti, alla ricetta che aveva reso vincente il primo capitolo della saga: riprese “amatoriali” che portano lo spettatore al centro dell’azione, che si svolge quasi integralmente in uno scenario notturno ed estremamente dinamico. La Strega di Blair c’è, la si può sentire più che vedere, grazie soprattutto a una colonna audio che registra ogni fruscio, spostamento d’aria, rumore improvviso. È questo effetto di “vedo/non vedo” che crea maggiore inquietudine, ed è questo l’aspetto più pregevole del film: in Blair Witch non viene fatto un “copia e incolla” di quanto già visto in precedenza, ma il tutto viene reso più moderno e avvincente. Sono passati quasi vent’anni e la tecnologia ha fatto passi da giganti: questa volta le telecamere non sono solo in mano, ma anche in dispositivi simil-GoPro e persino situate un drone volante in grado di riprendere l’azione dall’alto. Inoltre, i registi aumentano anche il livello di contenuti splatter, concentrandosi maggiormente sui corpi dei protagonisti, e su tutto quello che di brutto a questi viene fatto: ci sono più sangue, più sudore, più lacrime e altri fluidi corporei a rendere il contenuto del film più d’impatto e al passo con gli standard moderni. Poca originalità, certo: lo spettatore sa sin dal primo minuto quello a cui i protagonisti andranno incontro, ma comunque è interessato, quasi morbosamente, a vedere quello che accadrà nella storia.

Il risultato finale è quello di avere una buona pellicola horror, che riporta in scena un canone molto particolare di cinema, dimostrando come questo possa risultare ancora oggi attuale e avvincente. Allo stesso tempo Blair Witch non è un capolavoro (così come non lo è mai stato The Blair Witch Project), ma si sicuro gli amanti di questo genere cinematografico riusciranno a divertirsi e a provare qualche brivido negli ottantanove minuti della pellicola: qualsiasi film horror riesce nel suo intento, se in grado di spaventare.

 

Blair Witch - posterSCHEDA TECNICA

Titolo: Blair Witch

Regia: Adam Wingard

Sceneggiatura: Simon Barrett

Cast: James Allen McCune, Callie Hernandez, Corbin Reid, Brandon Scott, Wes Robinson, Valorie Curry

Genere: Horror, Mockumentary

Durata: 89 min.

Data di uscita: 21 settembre 2016

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