Com’è cambiato lo scenario da quando si è formata la band a oggi?

Claudio: “Trovo che ci sia meno entusiasmo per la musica inedita rispetto a qualche anno fa. Il pubblico barese dovrebbe avere anche maggiore attenzione per i progetti indigeni, perché ciò che viene prodotto qui è spesso di buona o addirittura ottima qualità. Se non si crea il consenso del pubblico, che porta poi alla nascita di una piccola industria discografica locale, le cose non cambieranno mai, sforneremo dai bravi artisti che però non verranno collocati sul mercato. Si dice che Bari sia la città più industrializzata del sud, purtroppo ad oggi è carente nelle infrastrutture musicali, cosa che non avviene a Palermo o Napoli…”

Alessio: “…là c’è una scena fatta di musicisti e di gente che li supporta. Le due cose non scindibili, perché anche la più grande band del pianeta è nulla se non c’è chi li ascolta”.

Claudio: “Anche le istituzioni devono imparare che i musicisti baresi sono un patrimonio, spesso ci fanno sentire come dei ragazzini che giocano a suonare, ma non è così. Nonostante tutto quello che c’è da Puglia Sounds in giù, il circuito dei musicisti che collabora con le istituzioni è sempre lo stesso. Questa cosa la dico da dieci anni e continuo a dirla, non è cambiato nulla. Per questo ci riteniamo dei musicisti dissidenti, non crediamo più nelle iniziative pubbliche, perché arricchiscono solo chi le organizza”.

In cosa è migliorato e in cosa è peggiorato il mondo musicale?

Alessio: “Sembra un discorso un po’ da nonno, però secondo me è peggiorata la qualità della proposta artistica. Vedo molti concerti, anche di band alla prima esibizione, e credo che, insieme al fervore che effettivamente c’è, ci sia una cattiva fruizione della musica, forse perché la quantità di proposte che arrivano dai mass-media impedisce la creazione di un background solido”.

Tempo fa avete lanciato un album con la reinterpretazione di una canzone di Bennato. Oggi, a fronte dell’enorme quantità di cover band esistenti, lo rifareste?

Claudio: “Se il brano proposto ha un legame con il resto dei pezzi presenti nel disco sì, non c’è niente di male. Quello che non va, secondo me, è vivere all’ombra di qualcun altro. Ci sono dei musicisti che cantano o suonano immedesimandosi in un personaggio. In democrazia ognuno può fare ciò che vuole, però non sono degli artisti, sono degli imitatori”.

Alessio: “Inutile negare che è modo per lavorare e guadagnare, non vogliamo correre il rischio di criticare qualcosa che facciamo anche noi. I brani che proponiamo come Kadillac, però, fanno parte del nostro background, li riproponiamo con il nostro mood. Si è creato un mercato, c’è un po’ il torpore da parte del fruitore della musica e questo obbliga in un certo modo il musicista a presentare il piatto pronto, sia esso Ligabue, Vasco Rossi o i Negramaro. A volte questo assume delle dimensioni grottesche, con gente che si presenta con gli stessi vestiti, gli stessi capelli o i baffi dell’originale. Un po’ come quei programmi televisivi per sosia di personaggi famosi”.

Claudio: “Anche noi suoniamo in una tribute band, non proponiamo però il repertorio di un solo autore, e siamo andati ad attingere nel nostro background, risalendo alle radici del rock&roll e del blues fino agli anni ’50. I soldi che guadagniamo, poi, sono tutti reinvestiti nel lavoro inedito”.

Un brano de Il Kif si chiama Bari Rock City. Questa città ama la musica?

Claudio: “Per me Bari è rock city. A quattordici anni ero circondato da punk, c’era gente con la cresta, locali pieni di fumo e tavoli scritti con i coltelli. E poi ci sono e ci sono stati personaggi come Guy Potoghese per cui «il rock è una cosa seria», come diceva lui. Bari è una città rock, però non dobbiamo saperlo solo noi addetti ai lavori”.

Alessio: “Nel video abbiamo raccolto e ricordato una serie di avvenimenti e di band che sono stata importanti nel percorso musicale nostro e della città: Travelling Clouds, Middle Finger, Gruppo Sanguigno, Quarta Parete, gli Schizo conosciuti a livello europeo nella scena punk, Guy e Gli Specialisti, Modaxi Modaxi e tanti ancora. Chi fa musica deve prima di tutto ascoltare e secondo me i giovani musicisti oggi vanno a pochi concerti”.

A Bari si suona tanta musica dal vivo, com’è il livello dei locali, sono attrezzati per i live?

Claudio: “Siamo messi malissimo. I posti con un palco e un minimo di backline sono pochi, spesso dobbiamo portarci tutto dietro, non ti dico per parcheggiare in centro a scaricare, e poi ci sottopagano. Una tragedia, e siamo lasciati soli, alle istituzioni non glie ne importa niente di noi”.

Alessio: “Anche i gestori dei locali non sono messi nelle condizioni di organizzare un concerto agevolmente: costi Siae, costi Empals, limiti orari talvolta assurdi, valutazioni fonometriche senza senso. Un club, che aveva palco e un bell’impianto, ha avuto una chiusura perché la valutazione fonometrica era inferiore al livello della mia voce se mi metto a gridare. Il rispetto delle regole va bene, però c’è tutto un mondo di lavoratori che ha bisogno di un compromesso per poter esistere. Siamo spesso trattati come i peggiori criminali della società, un minuto dopo mezzanotte entra la pattuglia per interrompere il concerto. Se le forze dell’ordine fossero così zelanti nel perseguire la criminalità organizzata, Bari sarebbe il posto più sicuro della Terra”.

Claudio: “Poi devono spiegarmi perché i vecchi contano sempre più dei giovani, perché chi vuole andare a dormire sembra che abbia più diritto di chi si vuole divertire. Il vivere civile si basa sul rispetto reciproco, io a mezzanotte smetto di suonare, ma fino a quell’ora della vecchia che vuole andare a dormire a me non me ne frega un cazzo, alle nove e mezza tu non devi rompere i coglioni e scusa se sto dicendo tutte queste parolacce. Io sono musicista e sto suonando, non sto andando a rubare”.

Da un po’ di tempo è sempre più difficile per le band procurarsi delle date. Tutta colpa della crisi o qualcuno ci marcia?

Claudio: “Parlando sempre di cover e tribute band, non ci sono grandi difficoltà. Il problema nasce per i progetti inediti. Il mercato musicale sicuramente c’è, andrebbe gestito un po’ meglio. Un altro problema è come i locali sono equipaggiati per poter svolgere un bel concerto”.

Alessio: “È anche una questione di prezzo. Devi sempre scendere a patti in una certa misura, fare la parte di quello che va incontro a chi ti commissiona lo spettacolo. Ti racconto un aneddoto. Il gestore di un locale una volta mi ha detto: «La cifra che mi chiedete è troppo alta, io ho duecento euro da darvi». A quel punto, quando mi ha chiesto tre euro per la birra, gli ho risposto: «Io ho un euro e venti»”.

Da qualche anno il setup acustico va molto di moda, il rock come il vostro ne è penalizzato?

Claudio: “Sì, ed infatti, tranne per quei brani acustici come La Polveriera che hai sentito in anteprima o per quelle situazioni tipo la presentazione da Feltrinelli a cui non puoi dire di no, abbiamo deciso di non piegarci più a questa cosa. Non siamo noi, si tratterebbe di far sentire qualcosa che sul disco non c’è, come proporre un repertorio diverso. Non ha molto senso”.

Sulla base della lunga esperienza, cosa serve davvero a una band per fare il salto? Denaro? Un manager come si deve? Quale può essere il fattore per avere successo, a parte la musica?

Claudio: “Secondo me, il segreto è proprio non inseguirlo, più cerchi di raggiungere il successo, e quindi ti trasformi in qualcosa che non sei, e più non lo raggiungerai. Oppure a un certo punto della tua carriera decidi di fare musica che piace alla gente, come ha fatto Alex Britti, che è un grandissimo chitarrista, ma che io non ascolto più da quando ha pubblicato La Vasca. Ti rivolgi al pubblico degli adolescenti, al pubblico della gente normale che ancora non ho capito cos’è, ed è una tua scelta, ma io a cantare La Vasca non mi vedrei mai”.

Alessio: “Secondo me, in questo momento, è importante non seguire il paradigma della discografia italiana, ovvero il canone della canzone, il canone del suono, il canone del singolo che deve passare in radio, perché oggi tutto questo non ha più senso e anche il pubblico, paradossalmente abituato ad una fruizione passiva della musica, se gli proponi una cosa fatta con convinzione, in maniera personale, ti premia. Alcuni gruppi suonano magari un genere che a me personalmente non piace, però fatta bene, con convinzione, e ottengono dei risultati, vedi gli U’Papun. Loro propongono del cantautorato con una grande teatralità dal vivo, e lo fanno perché lo sentono, lo fanno stramaledettamente bene, e pur proponendo qualcosa che potrebbe essere musicalmente di nicchia, smuovono delle folle. La musica non è fatturato, ma trasmettere delle emozioni, se tu sei forte e convinto di quello che fai, puoi fare qualsiasi cosa e sarai apprezzato”.

 

Gianluca Lomuto

Riprese e montaggio di Gianluca Lomuto

www.facebook.com/ilkif

 

Line-up

Claudio De Pascale, chitarra, voce e testi

Alessio Virno, chitarra, voce e arrangiamenti

Joe Leali, basso e voce

Andrea Rettino, batteria

 

Fotografie di Giovanna Mezzina:

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