Chi o cosa vi ha avvicinato all’hip hop?

Davide: “Prima ascoltavo tutt’altra musica, dance tamarra che mi vergogno a dire – ride – Tramite degli amici mi sono avvicinato all’hip hop americano tipo Puff Daddy, 50Cent, Eminem e da lì sono passato ai Gemelli Diversi e i Sottotono che secondo me rappresentano l’hip hop italiano…”

“…trasmettono un messaggio positivo – interviene Gianluca – che punta più alle emozioni. Anche noi non potremmo parlare di vita da strada, ma non saremmo credibili perché non l’abbiamo vissuta…”

“…abbiamo avuto un’infanzia felice” – ride Davide.

L’hip hop è nato nei primi anni ’70 in America, ha poco a che fare con l’Europa e l’Italia, allora che significa cantare hip hop oggi in Italia?

Ancora Davide: “Proprio in questi giorni c’è una polemica in atto perché Paola Zukar (producer, ndr) ha declassato tutti i primi anni ’90, la golden age dell’hip hop italiano, sostenendo che il periodo d’oro inizia adesso con i vari Fabri Fibra, Marracash, Club Dogo ecc. L’Hip Hop è tutto un movimento, con i writers, i b-boy, i freestylers; inizialmente in Italia si è copiato dagli Stati Uniti, poi si è sviluppata ed evoluta una cultura autonoma…”

“…grazie alla vecchia scuola – prosegue Gianluca – la cultura hip hop è uscita dal ghetto arrivando alle masse, Neffa, gli Articolo31, hanno aperto la strada…”

“…molti – conclude Davide – hanno criticato l’evoluzione del genere verso rime cantate su basi commerciali, che poi è quello che facciamo anche noi: frasi semplici e chiare su melodie orecchiabili. Quanto più sei semplice e diretto tanto più arriva il tuo messaggio, e a noi piace raggiungere anche la casalinga di mezza età, che magari sente passare il nostro pezzo in radio e lo canticchia. Potremmo definirci hip pop”.

Com’è il movimento hip hop a Bari? Ci sono spazi per questo genere?

Davide: “La scena hip hop è ricchissima, da quello più bravo a quello più scarso, a Bari ha molto seguito. C’è chi la canta, chi la ascolta, chi la balla, c’è veramente di tutto. Gli spazi non sono tantissimi, però ci sono, anche perché nei locali ormai preferiscono le cover band a chi ha progetti inediti, anche noi metteremo su una cover band – scherza. Un gran lavoro lo hanno svolto i ragazzi di Bari Hip Hop Metro organizzando le serate con dei dj bravissimi”.

Gianluca: “È una situazione un po’ particolare perché non è un genere che puoi ascoltare mangiando seduto al tavolo di un locale. È un tipo di musica che spinge ad andare vicino al palco per ballare, pogare…l’hip hop è più giovanile, una cover band la può ascoltare anche il sessantenne mangiando gli spaghetti”.

Che succede quando il pubblico cresce di età?

Davide: “Il pubblico probabilmente ti segue meno, perché l’etichetta magari non ti spinge più, perché non sei più l’idolo delle ragazzine. Eppure musicalmente cresci. Io porto l’esempio di Tormento, quarant’anni e non sentirli. L’unico secondo me che sa rappare, cantare, scrivere delle rime pazzesche, ha una tecnica paurosa”.

Gianluca: “Anche nell’hip hop comandano le case discografiche, che danno spazio alle nuove leve, per cui perdi un po’ di pubblico, ti seguono i fedelissimi della prima ora, ma la qualità della musica aumenta”.

Ancora Davide: “Nel pop italiano è diverso, ci sono cantautori che magari hanno fatto la storia della musica e sono diventati intoccabili, per cui tutto quello che scrivono è superlativo anche se fa schifo”.

Si può fare hip hop senza indossare t-shirt e cappellino girato al contrario?

Davide: “Assolutamente sì, anzi. Tra quelli che conosco io, non siamo molto legati al tipo di abbigliamento, forse lo è di più chi ascolta. A Bari c’è una frase che va bene per qualunque cosa tu indossi, sia hip hop, rap, punk, indie, se non vesti normale sei bollato come u’ cheguevar!

Tra gli elementi caratteristici dell’hip hop c’è l’uso spinto della parola in rima, si può imparare o è una dote naturale?

Sempre Davide: “Un minimo deve essere innata, la capacità di scrivere in rima, però la tecnica e il flow, modo in cui canti la rima, lo acquisisci. Anche io, all’inizio, scrivevo cose un po’ più semplici, poi col tempo sono migliorato, adesso uso anche termini più ricercati…in tutte le cose ci vuole esercizio, con una piccola base di talento. In questo il freestyle aiuta, a Bari c’è gente bravissima a inventare rime sul momento, ogni tanto ci ritroviamo in circolo, con la musica che esce dagli stereo delle macchine, ad ognuno il suo turno…una cosa molto americana”.

Come nascono i testi dei Klevici?

Gianluca: “Dei testi in genere si occupa lui, io curo la melodia, la base musicale, l’uso di uno strumento piuttosto che un altro. E seguo anche la fase della registrazione. Per ora si tratta di musica tutta elettronica, però stiamo pensando a delle collaborazioni con alcuni musicisti”.

Bari ha dato un segnale di grande apertura istituendo l’albo dei writers, cosa ne pensate della loro demonizzazione da parte della società?

Noi non siamo writers, però alla fine crediamo che gli spazi per loro siano sempre troppo pochi. Certo imbrattare un muro solo per lasciare la propria firma non ha senso, invece un graffito fatto bene porta colore, abbellisce la città, è sempre una forma d’arte. Ci sono dei writers bravissimi che lanciano anche dei messaggi a carattere sociale.

A giugno avete pubblicato il secondo ep “Sinonimi e Contrari” disponibile in freedownload. Autopromozione o perché i dischi non si vendono più?

Davide: “Personalmente credo che siamo ancora in fase di lavorazione, di miglioramento, per cui non ce la siamo sentita di metterlo in vendita. Poi ora vogliamo solo farci conoscere il più possibile. Sinonimi e Contrari ha circa 2000 download, meglio 100 euro in meno e 100 persone in più che ci ascoltano. Con i live la cosa è diversa, lì c’è una performance che andiamo a fare”.

Nell’ep ci sono diversi featuring, collaborazioni, come mai?

Davide: “Sinonimi e Contrari non era previsto. Dopo il primo album, Dolce Follia, ci siamo affacciati sulla scena barese e abbiamo conosciuto molti colleghi con cui siamo diventati amici. Dalla volontà di realizzare qualcosa insieme è nato l’ep, in realtà noi stavamo lavorando all’album successivo”.

Gianluca: “È una cosa voluta, sono tutte collaborazioni tranne la title track, lo abbiamo  preso come una forma di crescita personale, ci ha permesso di confrontare la nostra tecnica con quella degli altri e di migliorare. Sinonimi e Contrari vuol dire proprio questo, perché magari siamo simili a qualcuno però diversi”.

Non è ancora finita la promozione di Sinonimi e Contrari che avete già annunciato il nuovo album. Sarà gratuito anche questo?

Intanto tra poco usciranno i video di Ciò che Chiedi e Sinonimi e Contrari, per il nuovo album non è detto. Si chiamerà Posto in Paradiso e sarà sicuramente più corposo e molto più curato dei precedenti. Ci saranno delle collaborazioni con dei musicisti non solo baresi, ci saranno tracce non hip hop e la partecipazione di un big che ha già accettato. Saranno 10, forse 15 brani, alcuni sono già pronti. Se il lavoro viene come abbiamo in mente, allora potremmo pensare di metterlo in vendita.

 

A dirla tutta, il nome del big ce lo hanno già svelato, e dall’intervista non è difficile capire di chi si tratta. Per ora preferiamo non svelarlo, ma al momento opportuno, vi diremo che noi lo sapevamo già.

Abbiamo le prove

Gianluca Lomuto

 

Line up

Davide Fornasaro

Gianluca Fusco

 

Riprese e montaggio di Gianluca Lomuto

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Fotografie di Giovanna Mezzina

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