La band è nata da poco, cosa vi ha spinto a decidere di “stare insieme”?

Alessandro: “Io e Manuel suonavamo già insieme in un’altra band che si è sciolta, però avevamo voglia di proseguire, così ogni tanto ci incontravamo per mixare qualcosa di suo…”

Manuel: “…da lì gli ho chiesto di registrare alcune parti percussive su pezzi miei che gli avevo fatto sentire e così abbiamo ripreso a suonare insieme”.

Gaetano: “Io li conoscevo già musicalmente, con la mia band precedente suonammo durante una stessa serata, e mi piacevano molto da quel punto di vista, per cui appena c’è stata l’occasione sono entrato nella formazione”.

Manuel: “La cosa è andata in maniera molto naturale, non ci siamo messi a fare delle audizioni cercasi bassista, cercasi chitarrista…

Definite il vostro sound come “Bedroom Rock&Roll. Autoproduced, low budget music”. Di cosa si tratta e perché dal capitale ridotto?

Manuel: “Ci ispiriamo molto all’etica del do it yourself, del fai da te, registriamo in casa senza investire grandi risorse economiche, perché secondo noi interessare grandi studi di registrazione, impegnare importanti capitali, comporta sempre una perdita della qualità artistica. In aggiunta a questo, i gruppi dovrebbero interessarsi a tutti gli aspetti del processo produttivo di un disco, dal mixaggio alla copertina alla distribuzione e tutto il resto, non solo la scrittura dei pezzi. Bedroom rock&roll perché la maggior parte delle canzoni le registriamo nella mia camera da letto”.

Alessandro: “Un tempo tutto questo era impensabile, oggi con le tecnologie digitali e una buona padronanza dei software musicali si possono ottenere ottimi risultati”.

Manuel: “Tra l’altro diventa tutto più rapido perché si tagliano molti processi inutili. Da settembre, quando la band è nata formalmente, abbiamo già registrato i cinque pezzi della demo”.

Quindi low budget per voi non significa abbassare la qualità musicale…

Gaetano: “È quasi una provocazione in realtà, significa voler creare da noi senza rinunciare a nulla”.

Manuel: “Influisce sul sound, perché anche se magari utilizziamo degli strumenti validi, i mezzi che usiamo per registrare non sono eccellenti, utilizziamo microfoni economici ad esempio, per cui il suono è un po’ più grezzo, con rumori, fruscii… Certe volte puoi sentire le nostre voci in sottofondo o addirittura la pioggia, che però rende tutto un po’ più caldo…”

Pierpaolo: “Il giorno in cui registravamo le parti di batteria pioveva e si sentiva tutto, e allora un po’ alla Quark abbiamo puntato un microfono verso l’esterno e l’abbiamo registrata”.

Manuel sorride: “Se un giorno saremo ricchi ci toccherà sporcare  artificiosamente il suono che oggi invece è così di natura”.

Ho letto che per un caso di omonimia con alcune band cinesi (sempre loro…) avete cambiato nome utilizzando un servizio automatico su internet. Come funziona e chi ha avuto l’idea?

Manuel: “Il vecchio nome si riferiva ad un mio pseudonimo ed ero disperato per la band. Cercando su Google ho trovato questo sito Automatic Band Name Generator e ho voluto provare. Ho ottenuto una serie di nomi senza senso, la maggior parte sconcissimi e irripetibili”.

Perché proprio Coral Kiwi?

Manuel: “Suonava un po’ esotico e aveva una certa attinenza con quello che suonavamo all’epoca, spaziavamo molto in quel periodo, poi per fortuna abbiamo ristretto il campo”.

Gaetano: “Questa cosa non gliel’ho mai detta, però il nome funziona e l’ho sperimentato in prima persona, ha attirato la mia attenzione leggendolo su un evento Facebook quando ancora non ne facevo parte”.

M.: “Veramente?”

G.: “Sì, sul serio…”

Da qui in poi scatta un momento verità in cui emergono anche altre situazioni comuni non ripetibili (per salvaguardare l’incolumità della band), e dobbiamo faticare non poco per ritornare all’intervista.

Avete da poco registrato una demo (o un demo che dir si voglia…) qual è il prossimo passo?

Alessandro risponde senza esitazioni: “Registrare un’altra demo” ride.

Manuel, di contro, è più possibilista: “Ne stiamo discutendo, certamente non un album perché riteniamo di essere ancora poco maturi, pensavamo un singolo oppure un altro ep”.

Avete provato a far ascoltare la demo a qualche etichetta o producer?

Gaetano: “Io ero molto propenso a farlo, loro mi hanno un po’ frenato, alla fine abbiamo deciso di accumulare altro materiale prima e inviare un lavoro più maturo e ben definito. In questo momento preferiamo accumulare pubblico ed esperienza”.

Manuel: “L’abbiamo inviata a qualche blog, ora siamo più interessati ad avere delle recensioni piuttosto che un contratto”.

Tra le pieghe di una domanda ormai scontata, spuntano i risvolti di un pensiero differente. A volte basta chiedere, per sentire una voce fuori dal coro.

La musica interessa ancora realmente a qualcuno o ha ragione chi dice che conta solo il business?

Alessandro: “Dipende dalle persone, ad alcuni interessa la musica, ad altri interessa solo il businnes, specialmente a certe band. Alcuni gruppi si sono snaturati scadendo nel commerciale pur di fare soldi”.

Gaetano: “Quando ci dicono che non siamo commerciali io rispondo sempre che non siamo commerciabili. Sembra una sottigliezza, ma è una differenza non da poco”.

Pierapolo: “Sinceramente siamo un po’ stufi, abbiamo visto il declino di una generazione, senza fare nomi basta vedere cosa è successo agli MTV Awards”.

Anche nel panorama locale secondo voi?

Gaetano: “Tantissimo, anche band di amici che io rispetto. Purtroppo se vuoi vincere il concorso musicale è più facile portare il pezzo scontato piuttosto che la tua idea originale”.

Quindi niente Sanremo o X-Factor?

Pierpaolo scherza: “Io mi presenterei sul palco nudo!”

Gaetano: “Il problema è che in quesi contesti si ascoltano sempre le stesse cose. Personalmente ritengo che X-Factor sia la morte della creatività, dove tu non porti chi sei ma solo la tua voce, come se io portassi il mio Fender piuttosto che un altro basso. Le occasioni vanno certamente sfruttate tutte, però sempre nel rispetto della propria etica, c’è chi si venderebbe anche il cu*o, io non lo farei”.

Manulel: “Probabilemente andremmo con il nostro progetto parallelo, una corale di rutti”. Scherza, o almeno speriamo sia così.

 

Gianluca Lomuto

Riprese e montaggio di Gianluca Lomuto:

 

www.facebook.com/theangrybearband

Line up:

Alessandro Spadini batteria

Manuel Tricarico chitarra e prima voce

Pierpaolo Misciagna chitarra e seconda voce

Gaetano Capriati basso

 

Fotografie di Giovanna Mezzina:

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