Come e quando è nata La Biblioteca Deserta?

Il gruppo è nato nel 2006 – racconta Francesco – all’inizio volevamo suonare qualcosa che andasse contro il pop e tutto quello che è commerciale. Ci piaceva la musica strumentale, melodica, sognante, anche se in realtà inizialmente il sound ricordava molto l’hard rock degli Iron Maiden, una cosa che non stava in piedi, e si è definito per bene quando abbiamo scelto gli strumentisti da inserire nella formazione.”

La biografia ufficiale definisce la vostra musica come math rock elettronico: esattamente di cosa si tratta e che differenze ci sono con il post rock strumentale delle origini?

Risponde Ferdiano: “Ho controllato proprio ieri su Wikipedia – scherza – math rock significa musica che è scandita quasi matematicamente, post rock perché tutto ciò che ha sonorità vagamente pop alternative è stato messo nel calderone del post rock negli ultimi vent’anni. Forse il nostro era un post rock più chitarristico.”

Il cambio di genere, l’evoluzione, sono figli della critica o si è trattato di un naturale processo creativo?

“Entrambe le cose – continua Frediano – alcune recensioni, certe critiche ricevute dal primo album ha causato una presa di coscienza…”

“…fino a un certo punto – interviene Francesco – perché l’album andava bene, dal punto di vista della critica, la musica funzionava a nostro parere. Purtroppo venivamo spesso accostati a questo o quell’altro gruppo, in quel filone era già stato detto tutto il possibile e non riuscivamo a dare il nostro apporto. Aggiungi anche il cambio di gusti musicali, noi siamo diventati meno sognatori, volevamo spaccare i coni delle casse, sfogarci magari e questo ci ha portato ad alzare i toni.”

Come è nata l’idea di abbinare la batteria alla drum machine: è stato così da subito o è venuta successivamente?

Alla domanda, per Francesco, risponde Frediano: “È venuto dopo, inizialmente c’era qualche problema tecnico, portarle insieme dal vivo non è semplicissimo, ci siamo dovuti arrivare anche con la pratica.”

Il primo vostro primo album è stato registrato in tre diversi studi, come mai?

Dopo un sospiro che tradisce sofferenza, risponde ancora Frediano: “La registrazione del primo disco è stata tutto sommato una delusione, perché non siamo riusciti ad ottenere esattamente quello che volevamo, ecco perché siamo migrati di studio in studio e alla fine il lavoro è stato compromesso.”

“Questa è la versione politically correct – aggiunge Francesco – il primo studio, a nostro parere, ha lavorato molto molto male e si è creata una situazione di incompatibilità e antipatia con il fonico, per cui abbiamo cercato di recuperare cambiando studio, anche se il materiale di partenza non era eccezionale. I suoni avrebbero dovuto essere ampi… calorosi…erano stati tutti compressi, schiacciati, tagliati, non riconoscevamo quello che poi facevamo e facciamo dal vivo e in sala prove”.

Per l’ultimo invece come è andata?

Frediano: “Avendo avuto la fortuna di incontrare qualcuno che ha deciso di investire, il secondo disco abbiamo deciso di co-produrlo con l’etichetta, ognuno di noi ha il 20% della produzione, e abbiamo così potuto fare esattamente quello che volevamo”.

Francesco: “Il secondo disco è stato registrato dal nostro tastierista, che ha anche il pallino della fonia. Ha comprato la strumentazione necessaria, spesa cui abbiamo contribuito, e senza esperienza ma con un po’ di buon gusto abbiamo registrato qualcosa di cui siamo veramente molto contenti”.

“Umanamente – scherza Frediano – è stata una esperienza terribile. Mancando il fonico di studio o un frontman nella formazione, non c’era un punto di riferimento. Ne siamo usciti vivi, ma se avessimo potuto, ci saremmo sbattuti tastiere e chitarre in faccia”.

Con l’EP Progetto23 avete girato un cortometraggio in bassa qualità con una telecamera vhs…

“Per una questione economica, volevamo realizzare questa cosa low-budget e ci piaceva l’idea un po’ retró, vintage come si dice. Comunque la telecamera era la stessa con cui è stato girato Tween Peaks”. Dai commenti di Francesco e dalla faccia di Frediano, ci stanno prendendo in giro.

…come mai non avete pubblicato “Ever Pride, Ever Power, Ever Peace” solo in vinile? Sarebbe stato un ossimoro perfetto.

“Perché il vinile costa una sacco di soldi -sorride Frediano – però ci sarebbe piaciuto. La realtà è che dalla musica noi perdiamo solo denaro, quindi cerchiamo di fare le cose contenendo i costi. Il vinile costa circa il doppio del cd e non potevamo permettercelo…”

“…e poi il vinile non si può inserire in macchina” aggiunge Francesco.

Ancora Frediano: “Il problema sono i soldi. Noi avremmo realizzato l’album molto più a cuor leggero se non avessimo avuto la scadenza dei tempi per usufruire della promozione di Puglia Sounds, alla fine i soldi ti condizionano. Spesso capita di essere contattati da organizzatori di festival o gestori di locali, che apprezzano il nostro lavoro, ma che sono disponibili a riconoscere solo un rimborso spese a fronte di una richiesta economica bassissima. Anche noi dobbiamo pagare le bollette, l’affitto della sala prove…se fossi un cameriere, mi chiamerebbero per lavorare pagandomi solo la benzina?”

Quanto è difficile portare in giro il vostro spettacolo musicale, un setup articolato come il vostro credo limiti la possibilità di suonare in molti locali, specie quelli medio piccoli, o sbaglio?

“In realtà non preclude assolutamente niente, abbiamo suonato anche in sale piccolissime,  nella stanza di un condomino. La qualità ne risente ovviamente perché i volumi devono essere molto bassi, però si può fare”.

Come o cosa vi ha portato ad avere consensi fino in Cina e Giappone? Intendo proprio dal punto di vista pratico…

Frediano: “Internet e la pirateria – ride – del primo disco abbiamo venduto 300 copie, però se cerchi in rete lo trovi facilmente da scaricare. Da un certo punto di vista fa piacere, perché vuol dire che c’è gente che ti segue”.

Francesco: “Il fatto di essere un gruppo strumentale aiuta tantissimo. Ci sono dei gruppi che tengono moltissimi concerti, però arrivano alle Alpi e si fermano, la musica strumentale invece può essere ascoltata da chiunque”.

Ancora Frediano: “Quando Puglia Sounds ha palesato l’idea di esportare la musica pugliese nel mondo, ero convinto che saremmo stati tra i primi su cui Puglia Sounds avrebbe puntato perché, a mio avviso, siamo il gruppo più internazionale che ci sia a livello commerciale. Con forte rammarico vedo che ci sono andati molti altri e noi ancora no, hanno mandato Emma Marrone o altri che fanno musica popolare…”

“…ma perché sono prodotti tipici della Puglia come l’olio e il vino” – interviene Francesco.

“…vuol dire che avremmo dovuto suonare la pizzica” conclude Frediano suscitando una risata generale.

Sulla pagina FB alla voce Lingua è riportato Italiano e Inglese, i vostri pezzi però sono tutti strumentali, ascolteremo mai una canzone? Intendo dire con musica e parole?

“Ci abbiamo pensato, ma i risultati sono stati terribili, esistono delle registrazioni imbarazzantissime. Stiamo pensando ad una collaborazione con Emma”.

Decisamente, a La Biblioteca Deserta piace scherzare.

 

Gianluca Lomuto

 

Lineup

Frediano Muolo: chitarra

Francesco Palmitessa: batteria, campionamenti, drum machine

Adriano Petrosillo: sintetizzatori

Fabrizio Corbacio: chitarra

 

Riprese e montaggio di Gianluca Lomuto

www.labibliotecadeserta.com

www.facebook.com/labibliotecadeserta

 

Fotografie di Giovanna Mezzina

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