Dopo il milione di euro trovato a casa del figlio dell’avvocato Chiariello e i 60mila euro in casa del giudice Giuseppe De Beneditcs, sono stati trovati altri 4mila euro in contanti nell’abitazione del gip. I soldi sono stati sequestrati durante la perquisizione avvenuta sabato scorso e avvenuta contestualmente al suo arresto.

Nel frattempo le Forze dell’Ordine hanno perquisito i due studi legali dell’avvocato Giancarlo Chiariello, tratto anche lui in arresto perché ritenuto complice del giudice per il reato di corruzione in atti giudiziari. I militari hanno posto sotto sequestro atti e computer.

Quest’oggi il giudice risponderà alle domande del gip Giulia Proto e dei pm inquirenti del Tribunale di Lecce, il procuratore Leonardo Leone de Castris e i pm Roberta Licci e Alessandro Prontera, durante l’interrogatorio di garanzia fissato alle 10.30 nel carcere Borgo San Nicola. Oggi pomeriggio sarà interrogato anche l’avvocato penalista del Foro di Bari, Giancarlo Chiariello.

Nell’ordinanza della giudice Proto c’è anche il riferimento a personaggi che ruotavano attorno agli arrestati, aiutandoli in modo diverso e probabilmente commettendo reati. È spuntato il nome di una operatrice giudiziaria che fece assegnare al giudice il processo relativo al cugino di un appuntato che gli rilevava notizie riservate. A questo si aggiunge anche il collega magistrato che aveva velocizzato un procedimento per una docente amica, poi anche il medico legale che scrisse una perizia che il gip gli aveva ordinato, l’ex poliziotto che è riuscito a scoprire dell’indagine a Lecce e molti avvocati. Tutti sono iscritti nel registro degli indagati.

I pm Licci e Prontera hanno delineato il sistema De Benedictis che si basava su favori, fatti e ricevuti. In merito al favore alla docente, professoressa dell’Università di Bari condannata per calunnia, era stata lei a chiedere la cortesia al giudice per velocizzare la pratica. Il gip si sarebbe messo subito in moto con l’aiuto del fido carabiniere della sezione di polizia giudiziaria che è indagato per rivelazione di segreto d’ufficio. In cambio De Benedictis aveva chiesto alla donna di seguirlo in un hotel di Bari. A seguirlo, però, furono anche i carabinieri. Cosa che venne riferita subito a De Benedictis da un dipendente dell’albergo.

Il difensore di De Benedictis, l’avvocato Gianfranco Schirone, ha confermato la volontà del gip a rispondere alle domande. Il giudice, dimesso dalla magistratura dopo aver scoperto di essere finito nel mirino di un’indagine, è detenuto nel carcere di Lecce.