Il sistema sanitario pugliese è al collasso, non siamo noi a dirlo, ma lo conferma ciò che sta accadendo. La terza ondata non sta risparmiando nessuno. Se da un lato ci sono gli ospedali che non hanno posti letto, tanto da essere costretti a parcheggiare i degenti nei corridoi, dall’altro lato c’è il 118 sommerso da chiamate e costretto ad aspettare ore e ore per lo sbarellamento dei pazienti.

Agli operatori sanitari stremati da turni interminabili si aggiungono anche i pazienti che si sentono abbandonati perché non sanno come agire per ricevere le giuste cure contro il coronavirus. Dopo il caso della signora di 84 anni in attesa del tampone domiciliare, della famiglia positiva al coronavirus che non aveva ricevuto alcuna chiamata dall’Asl, vi proponiamo il racconto di un’avvocato barese alle prese con l’incubo della positività al coronavirus.

Giorno 7 marzo intorno alle 20,00 è iniziato il mio incubo, ho avuto il primo sintomo da Covid 19, precisamente qualche colpetto di tosse. La mattina seguente ho interpellato il mio medico curante il quale mi ha rassicurato dicendo: “potrebbe essere un banale raffreddamento”. Sta di fatto che il giorno 9 marzo, mi sono vegliata con la febbre, ed in quel momento ho capito di aver contratto il virus, pur non avendo partecipato a pranzi, cene e divertimenti, lavorando soltanto e stando anche molto attenta a mettere in atto tutte le precauzioni previste e suggerite. Si è proprio vero da quel momento è iniziato il vero incubo, nessuno mi ha fatto il tampone, ho chiesto la cortesia ad una mia amica medico, che con coraggio si è presentata a casa e mi ha fatto il tampone.

L’ASL non esiste, in tutto questo ho cercato di contattare l’USCA, per avere una visita a domicilio, ma mi hanno risposto che non potevano aiutarmi in quanto dovevo rivolgermi al mio medico di base, circostanza, già avvenuta. Dopo tre giorni il 12 marzo io e mio marito troviamo entrambi sul cellulare un sms in cui la ASL ci scrive di aver cercato di contattarci per comunicare la data del tampone molecolare chiedendo di rispondere alla prossima chiamata. Evidentemente eravamo impegnati in altra conversazione e non ce ne siamo accorti.

Il giorno dopo alle 15,45 mi chiama lo stesso numero con un messaggio automatico che comunicava la data del 26 marzo p.v. alle 10,15 al Drive In del Di Venere, dicendomi poi di digitare un numero per confermare la prenotazione. Stavo male sbaglio il numero ed addio telefonata, nessuno più chiama o rimanda un messaggio. Spero che presentandomi non mi dicano, che non sono prenotata, perché se così fosse, in ogni caso non andrò via senza aver eseguito il tampone. Aggiungo che a mio marito, sino ad oggi, dopo il messaggio nulla è pervenuto.

Ritengo che sia a dir poco assurdo che queste comunicazioni avvengano in questo modo. Penso alle persone molto anziane che dovrebbero digitare i numeri sul cellulare. Mi sono imbrogliata io figuriamoci quei poveretti.

Io e la mia famiglia ci stiamo curando tramite i nostri amici medici ospedalieri, né il medico di base né l’ASL ci ha fatto pervenire un protocollo di cura (esiste?). Nessuno sino ad oggi si è preoccupato di venire a casa per verificare il nostro stato di salute eppure non siamo giovanissimi. Abbiamo 60 e 69 anni una fascia che ben potremmo definire a rischio.

Nell’incubo è coinvolta anche la mia famiglia che trovasi a Massafra. Mia madre di 91 anni, che è risultata positiva unitamente alla badante, una ragazza straniera di 34 anni, dopo la segnalazione al medico curante è rimasta letteralmente abbandonata. Nessuno è andata a visitarla. Ora non mangia, non beve, ho dovuto mandare a pagamento da Bari un medico per vederla. Non è giusto non c’è serietà! A dir poco clamoroso poi è quanto accaduto ieri. La badante la mattina si è sentita male per cui è stato chiamato il 118 che con l’ambulanza l’ha portata all’ospedale di Castellaneta.

La ragazza ha riferito di essere affetta da covid 19, ma le hanno detto che c’era bisogno del tampone molecolare che le veniva effettuato, per avere certezza. Nel pomeriggio, visto che stava bene, senza attendere l’esito del molecolare, le hanno fatto un tampone antigenico risultato negativo e l’hanno dimessa con la diagnosi di “dolore multiple lesioni ecchimotiche gamba dx atraumatici in sospetto covid” dicendo che poteva tornare a casa a Massafra con l’autobus. La ragazza è così rientrata con il mezzo pubblico.​

Questa mattina però l’hanno chiamata sul cellulare per dirle che è risultata positiva. Non potevano attendere l’esito del tampone molecolare invece di farle prendere un mezzo pubblico con il rischio di aver infettato gli altri passeggeri. Non c’è bisogno di essere medici per capirlo è una questione di buon senso. Non ci sono parole per commentare.

Credo di poter dire ad alta voce che il sistema non funziona. Penso a chi è solo senza conoscenze che resta veramente abbandonato a se stesso. Qualcuno deve affrontare seriamente questa situazione senza chiacchiere inutili o rassicurazioni che in Puglia funziona il Servizio Sanitario e lo dico chiaramente al Presidente Emiliano ed al Suo assessore Lopalco. Tutto questo sta succedendo solo a me?