“Andavo solo a un chilometro in più rispetto al limite di velocità e sono stato multato. Gli agenti potevano chiudere un occhio”. La denuncia dell’automobilista barese, sanzionato dalla Polizia Locale di Molfetta sulla statale 16 merita un approfondimento.

Per capire meglio cosa è accaduto e quale sia la prassi in queste situazioni, abbiamo sentito Cosimo Aloia, comandante della Polizia Locale. “Nel caso della multa ricevuta dall’automobilista e contesta sulla vostra testata è necessario un chiarimento. Su quel tratto di strada il limite di velocità è di 90 chilometri orari e l’automobilista è stato contravvenzionato perché viaggiava a una velocità di 96 chilometri orari. Sull’apparecchio è impostata una taratura del 5 per cento, in questo caso di 5 chilometri. Il guidatore, dunque, non ha superato di un chilometro il limite di velocità previsto, ma la tolleranza prevista in questo caso”.

“Gli agenti operanti, inoltre, non possono in nessun modo verificare sul posto la velocità dei mezzi e tantomeno decidere se e a chi applicare la sanzione, quindi non avrebbero potuto chiudere alcun occhio – spiega ancora il comandate -. L’apparecchio è dotato di un sistema  anti manomissione, in modo tale che nessuno a suo piacimento possa modificare o decidere se mandare o meno una sanzione. Un modus operandi a tutela dell’imparzialità”.

“Nel momento in cui l’apparecchio rileva la velocità, che possa essere di 1 o di 100 chilometri oltre la tolleranza applicata – continua il comandante Aloia -, viene automaticamente generato il verbale, che poi verrà inviato al trasgressore senza che gli agenti abbiano la minima opportunità di bloccarne l’invio”.

La velocità, stando alle statiche, è una delle prime cause di incidenti mortali sulle strade. “Rispettare i limiti deve essere una norma che tutti devono seguire, non solo per la presenza degli autovelox sulle strade, ma soprattutto per il rispetto della propria vita e di quella degli altri”, conclude il comandante della Polizia Locale di Molfetta.

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