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L’inchiesta sulle morti per legionella che ha travolto il Policlinico di Bari come un ciclone sta avendo pesanti ripercussioni sull’attività dell’ospedale, già messo sotto pressione dalla pandemia del coronavirus. La chiusura del Padiglione Chini, decisa dai vertici nonostante la facoltà d’uso concessa dalla Procura, arrivata anche per i casi di positività riscontrati tra il personale finito in quarantena nei giorni scorsi, ha portato alla riduzione di circa 200 ricoveri, decisamente tanti per lasciare le cose invariate.

Vito Procacci, direttore del Pronto Soccorso, ha così scritto una nota al direttore generale e a quello sanitario dell’ospedale e alle centrali del 118: “La chiusura del padiglione Chini ha praticamente azzerato la possibilità di ricoverare nel Policlinico pazienti non Covid di pertinenza internistica generale o specialistica. Ciò ha provocato una situazione insostenibile in pronto soccorso”.

“Le ipotesi di trasferimento in strutture esterne al Policlinico non ha avuto seguito, data la scarsissima ricettività di dette strutture e la mancanza di un servizio stabile di bed management di area vasta, con conseguente difficoltà nella ricerca dei posti letto. Vista la situazione emergenziale, Procacci chiede al direttore del 118, “al fine di evitare eventi avversi”, di “voler destinare al pronto soccorso del Policlinico esclusivamente pazienti Covid e non Covid in codice rosso”.

Il direttore chiede ai direttori del Policlinico anche il “rinforzo del personale medico, infermieristico e Oss del pronto soccorso”; chiesti inoltre una “accelerazione delle procedure per l’avviso pubblico per la copertura di 5 posti vacanti di dirigente medico di Medicina e chirurgia di accettazione e urgenza”, e il “ritorno urgente nella piena disponibilità del pronto soccorso dei propri locali attualmente occupati dal servizio di cardiologia d’urgenza”.