“Questa volta ho paura”. Cosimo è il titolare della Braceria Garofalo, in via Piave a Bitonto. Appeso sulla facciata è ben visibile uno striscione: Vogliamo solo lavorare, Bitonto si ribella. Nella voce a telefono si sente tutta l’amarezza e la preoccupazione di chi ha messo in piedi un’attività in proprio, e davanti a sé vede tutto nero.

“Io a pranzo non lavoro – spiega Cosimo – a Bitonto la gente torna a casa per mangiare, non è come nelle grandi città, non è Bari. Il mio lavoro si svolge tutto in sala, con l’asporto non faccio niente, né posso far pagare una bistecca 50 euro, il cliente non torna più! Di certo non apro alle 17 per chiudere alle 18”.

“Ho tre dipendenti, il mutuo, le bollette, 1500 euro di affitto. Durante il lockdown ho avuto dallo Stato 600 euro. Con molta fatica ho pagato tutto e tutti, questa volta non ce la faccio” confessa con grande tristezza, mista a rabbia. Quella si sente proprio tutta.

“Questo Dpcm è arrivato dalla sera alla mattina, nella cella frigorifera ho 6-7mila euro di merce, tutta deperibile, che devo fare, la butto? Ma poi, fatemi capire, se rispetto le distanze, a pranzo posso stare aperto, la sera invece no. Come funziona questo virus, mica mi è chiaro”.

 

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