“Non potrei mai mettere a rischio i miei figli e a gli altri bambini con cui giocano, non è assolutamente vero che abbiamo preso il coronavirus”. Francesco Menolascina, titolare della macelleria Stefy a Capurso, è stato costretto a scrivere un post pubblico su facebook.

Le voci che giravano da diversi giorni in paese erano ormai diventate insistenti: “Hanno detto che mi hanno visto tossire sulla carne, che mi hanno visto a terra in fin di vita. Non è vero niente, grazie a Dio sia io, mia moglie che i miei figli stiamo tutti bene”.

Tutto avrebbe preso origine dal fatto che un familiare è risultato positivo: “Abitiamo nello stesso palazzo, ma lui stesso già due giorni prima di fare il tampone ci ha avvisati di non avere contatti e così abbiamo fatto. Lui è l’unico risultato positivo al ritorno dalle vacane, hanno fatto tutti due tamponi”.

Il punto di tutta la vicenda è che, con l’impennata di casi delle ultime settimane, siamo tornati agli albori della fase pandemica, in piena psicosi da “il mio vicino ha il covid”, come abbiamo già avuto modo di scrivere.

Il virus ha rialzato la testa, solo ieri sono stati registrati 3 decessi e 143 nuovi casi, una ottantina dei quali a Polignano, dove si è creato un focolaio tra i dipendenti di un’azienda ortofrutticola.

A Bari, nel quartiere Libertà, si è gridato allo scandalo per un positivo tra il personale del supermercato Primo Prezzo in via Brigata Bari, a Molfetta un dipendente  dell’Ipercoop ha contratto il covid-19, i casi sono quindi ovunque. Con il coronavirus, gli esperti lo ripetono dalla prima ora, dobbiamo imparare a convivere, non è il caso di ricominciare con la caccia agli untori. Si aggiungono solo danni a quelli diretti dovuti al contagio.

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