Il costante e continuo aumento di contagi da coronavirus, a cui stiamo assistendo nelle ultime settimane, ha nuovamente puntato i riflettori sugli equipaggi del 118 bardati con i dpi dalla testa ai piedi.

In rete hanno ripreso a circolare le foto delle ambulanze da cui scendono i “ghostbusters”, soccorritori interamente vestiti di bianco, impegnati in qualche intervento di assistenza a malati bisognosi di assistenza, immagini spesso accompagnate da messaggi niente affatto rassicuranti.

Detto in parole povere, sembra di essere tornati agli albori della fase pandemica, quando tutti guardavano con sospetto l’arrivo delle ambulanze e si tentava di capire chi si fosse infettato: “Il mio vicino di casa ha coronavirus”. E via così.

La prudenza, come dimostrano i numeri, deve essere massima, da qui a gridare all’untore, però, il passo deve essere lungo, lunghissimo. L’aumento di casi, infatti, ha avuto come necessaria conseguenza il ricorso a tutte le protezioni necessarie da parte degli operatori. I primi a tutelarsi devono essere loro.

Sebbene non ci risulti una comunicazione ufficiale, al personale del 118 è stato consigliato il ricorso alle necessarie protezioni; gli asintomatici di cui spesso si è parlato nei mesi scorsi, costituiscono adesso una buona parte di nuovi casi registrati nell’ultimo periodo, la cosa non deve dunque sorprendere. È il momento di mantenere tutti quanti la calma.

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